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17 Giugno 2026

Canoni di locazione cresciuti fino a cinque volte più dei salari: l’emergenza casa nelle città

Gli aumenti dei canoni di locazione tra il 2019 e il 2026 superano le crescite salariali in molte province italiane, con impatti sulla mobilità lavorativa e sulla capacità delle città di attrarre competenze.

Canoni di locazione cresciuti fino a cinque volte più dei salari: l'emergenza casa nelle città

Negli ultimi anni il rapporto tra costo dell’abitare e reddito disponibile si è spostato in modo significativo in molte città italiane. Un’analisi basata sui dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate e sull’andamento delle retribuzioni nette evidenzia come i canoni di locazione siano aumentati ben più rapidamente delle retribuzioniampliando il problema dell’accesso alla casa per giovanifamiglie e lavoratori.

Incrementi percentuali e confronto tra città

Tra il 2019 e il periodo analizzato si registrano aumenti dei canoni medi per un appartamento tipo di 70 mq che variano dal 19% fino a quasi il 50%. In termini pratici, in alcune realtà il rincaro è stato molto più marcato rispetto all’incremento degli stipendi, che nella maggior parte dei capoluoghi si è attestato tra il 7% e il 15%. Questo disallineamento rende il mercato delle locazioni sempre più sproporzionato rispetto alla capacità di spesa delle famiglie.

Dove si concentra il fenomeno

Al vertice della classifica si trovano città in cui la pressione su domanda e offerta è particolarmente forte: Milano e Firenze segnano i maggiori rincari, con aumenti intorno al 49% rispetto al 2019, traducendosi in canoni medi che superano i 1.800 euro al mese nel capoluogo lombardo e i 1.340 euro a Firenze. Subito dopo compaiono centri come Bologna, Padova, Venezia e Napoli con incrementi oltre il 40%, mentre Roma si colloca intorno al 37%, seguita da Bari e Verona vicino al 39%.

Incidenza dell’affitto sul reddito e territori meno colpiti

L’analisi mette anche in rilievo la quota del reddito netto assorbita dai canoni. A Milano un affitto medio arriva ad assorbire il 73% dello stipendio netto, a Firenze il 62%. In diverse grandi città il canone supera la soglia del 50% del reddito medio, tra cui Bologna, Venezia, Roma, Padova, Verona e Pisa. All’opposto, in capoluoghi meno esposti a fenomeni turistici o universitari la pressione è inferiore: in città come Potenza, Campobasso, Catanzaro e Perugia gli aumenti sono rimasti più contenuti, generalmente tra il 19% e il 23%, e in alcune realtà l’incidenza dell’affitto sul reddito è notevolmente più bassa.

Esempi concreti di incidenza

Oltre a Milano e Firenze, emergono casi opposti come L’Aquiladove il canone medio incide solo per circa il 30% sullo stipendio, e altre città del Sud o interne che riportano valori tra il 31% e il 32%. Questa divergenza territoriale segnala come la dinamica dei prezzi non sia omogenea e come la saturazione della domanda sia più intensa nei poli universitari e nei grandi centri produttivi.

Effetti sul mercato del lavoro e sulla mobilità professionale

Un elemento centrale che emerge è l’impatto del caro-affitti sulla capacità delle imprese di trovare personale. Le micro e piccole imprese segnalano crescenti difficoltà nel reperire lavoratori disposti a trasferirsi nelle aree in cui il costo della casa è elevato. La combinazione tra stipendi contenuti e canoni in aumento ostacola la mobilità interna e può ridurre la competitività dei territori più dinamici, compromettendo investimenti e sviluppo locale.

Secondo i dati analizzati, un aumento medio dei canoni liberi superiore alla crescita delle retribuzioni ha contribuito a ridurre la disponibilità di lavoratori disponibili a trasferirsi, con possibili conseguenze sulla capacità delle aziende di assumere personale qualificato. In alcune province la saturazione del mercato del lavoro è elevata, rendendo ancora più difficile la ricerca di manodopera.

Per molti operatori economici il fenomeno dell’abitare ha superato il confine della questione sociale ed è diventato una vera e propria emergenza economicase il costo dell’alloggio continua a crescere più rapidamente del reddito, si rischia di avere città sempre meno accessibili che faticano a trattenere giovani, professionalità e talenti necessari alla crescita nazionale.

Nel dibattito pubblico e tra le associazioni di categoria si indicano la necessità di interventi che aumentino l’offerta di alloggi a canoni sostenibili, nonché misure per recuperare il patrimonio immobiliare inutilizzato e promuovere la rigenerazione urbana. Questi strumenti vengono proposti come leve concrete per riequilibrare la relazione tra costo dell’abitare e capacità di spesa, con l’obiettivo di preservare la vitalità sociale ed economica delle città.

Emanuele Tassinari
Autore

Emanuele Tassinari

Emanuele Tassinari, restauratore torinese, trasformò il recupero di un portone settecentesco in un caso-studio pubblicato: in redazione guida le rubriche sul restauro e le tecniche tradizionali. Tiene un diario tecnico con annotazioni sulle finiture storiche che usa come riferimento in ogni servizio.