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27 Ottobre 2026

Tendopoli studentesca a Napoli contro il caro affitti

Studenti napoletani hanno allestito una tendopoli simbolica davanti al Comune per contestare affitti elevati e l'uso di fondi pubblici per studentati percepiti come esclusivi

Tendopoli studentesca a Napoli contro il caro affitti

Il 26 ottobre 2026 un gruppo di giovani ha trasformato la piazza davanti a Palazzo San Giacomo in una piccola tendopoli per attirare l’attenzione sul caro affitti e sulla crescente trasformazione degli alloggi cittadini in prodotti per il turismo e per investimenti privati. Con bandiere, striscioni e una lettera consegnata simbolicamente al sindaco, gli attivisti dei Collettivi Autorganizzati Universitari (Cau) hanno denunciato quello che definiscono un processo di espulsione della popolazione residente dal centro storico.

La manifestazione ha avuto toni simbolici ma contenuti chiari: le tende e lo striscione recante «Mandiamoci Manfredi a vivere in cantina» sono stati usati per sottolineare come, a loro avviso, le scelte urbanistiche e la gestione dei finanziamenti pubblici abbiano favorito progetti immobiliari che non rispondono alle esigenze degli studenti e delle famiglie.

Critiche agli studentati costruiti con fondi pubblici

Il nodo principale della protesta riguarda gli studentati di lusso nati anche grazie a finanziamenti pubblici. I manifestanti sostengono che stanze alloggiative siano affittate a cifre elevate — fino a 600-700 euro al mese — rendendo inefficace la promessa di edilizia universitaria accessibile. Secondo gli studenti, l’utilizzo di fondi come quelli del PNRR per interventi che favoriscono operatori privati crea un paradosso: risorse pubbliche che alimentano la speculazione immobiliare anziché mitigare il problema dell’abitare per i giovani fuori sede.

Durante il sit in sono state più volte ribadite accuse dirette all’amministrazione comunale: «Non si fa abbastanza per difendere il diritto all’abitare», hanno detto i portavoce, denunciando anche la proliferazione di appartamenti convertiti in alloggi turistici o gestiti come rendita da grandi fondi immobiliari.

Dichiarazioni dei rappresentanti del collettivo

Francesco De Luca, tra i promotori, ha evidenziato come per molti studenti la scelta sia tra diventare pendolari o lavorare in nero per poter sostenere affitti insostenibili. De Luca ha anche collegato la questione abitativa al quadro più ampio dell’aumento dei prezzi: dal cibo ai servizi, passando per l’energia, con ricadute dirette sulla capacità di mantenersi degli studenti e dei giovani lavoratori.

Ida Cerbone del collettivo ha spiegato il gesto simbolico della «lettera di sfratto» indirizzata al sindaco: un atto pubblico per denunciare secondo loro la politica delle «moquette rosse» riservata ai grandi investitori e la marginalizzazione delle fasce più deboli, che vedono il centro cittadino sempre meno accessibile.

La protesta nel contesto più ampio della mobilitazione sociale

L’iniziativa rientra in una serie di azioni coordinate con altre città italiane e anticipa lo sciopero generale indetto per il 30 ottobre 2026 dall’Unione Sindacale di Base, al quale i manifestanti hanno annunciato di voler partecipare. La mobilitazione studentesca punta a collegare istanze locali — come la disponibilità di alloggi a prezzi calmierati — a rivendicazioni nazionali su politiche economiche e sociali ritenute insufficienti.

Tra le accuse rivolte all’esecutivo e agli amministratori locali vi è anche la critica ai finanziamenti a settori ritenuti prioritari dalle istituzioni, mentre, sempre a detta dei manifestanti, mancherebbe un investimento efficace sulle tutele abitative per studenti, famiglie e categorie fragili come malati e pensionati.

Elementi simbolici e alleanze in piazza

Alla mobilitazione hanno preso parte anche militanti di realtà come il centro sociale Ex Opg – Je So’ Pazz e rappresentanti di partiti e reti sociali della città. Le tende, il red carpet portato in piazza e la lettera di sfratto hanno costituito un repertorio di protesta pensato per suscitare visibilità mediatica e consenso pubblico, mentre i manifestanti hanno invitato i cittadini a partecipare alle azioni successive, con lo scopo di ampliare la discussione sulla gestione del patrimonio immobiliare cittadino.

La protesta segnala in modo netto la tensione tra politiche urbanistiche legate alla destinazione turistica e la domanda abitativa studentesca: una contraddizione che gli organizzatori chiedono venga affrontata con strumenti concreti e non solo con annunci propagandistici.

Emanuele Tassinari
Autore

Emanuele Tassinari

Emanuele Tassinari, restauratore torinese, trasformò il recupero di un portone settecentesco in un caso-studio pubblicato: in redazione guida le rubriche sul restauro e le tecniche tradizionali. Tiene un diario tecnico con annotazioni sulle finiture storiche che usa come riferimento in ogni servizio.