La Sardegna conta più di un milione di unità immobiliari, ma un terzo di esse non è occupato in maniera stabile. Il rapporto di Nomisma, realizzato per Confartigianato Imprese Sardegna e ANAEPA Edilizia, ha rilevato che circa 320.000 abitazioni risultano vuote o sono destinate a affitti brevi. Questo dato emerge in un contesto in cui la richiesta di alloggi da parte di famiglie, lavoratori e studenti è in costante crescita, creando un evidente squilibrio tra offerta e domanda.
Le disparità territoriali sono marcate: nelle aree interne la percentuale di case disabitate supera il 50% mentre lungo le coste si concentra l’80% delle compravendite. La Gallura, in particolare, registra il 21,7% delle transazioni regionali. Queste cifre dipingono un quadro in cui la densità abitativa è legata a fattori geografici e demografici, ma anche alla forte attrattiva turistica di alcune zone.
Turismo e locazioni brevi: il conflitto tra vacanze e abitazione stabile
Nei centri balneari, la crescita esponenziale delle strutture extralberghiere e delle locazioni di breve durata ha ridotto la disponibilità di immobili destinati a residenze permanenti. La domanda turistica, benché fondamentale per l’economia isolana, compete direttamente con le esigenze di chi cerca una casa per lavoro o per vita familiare. Il risultato è una riduzione dell’offerta di affitti tradizionali e un aumento dei prezzi, con il costo complessivo dell’abitare (mutui, canoni e utenze) che consuma circa il 33,5% del reddito disponibile delle famiglie.
Spopolamento interno, case vuote e necessità di servizi
Negli insediamenti dell’interior, il fenomeno delle case abbandonate si intreccia con la progressiva fuga di giovani e l’invecchiamento della popolazione. Il numero elevato di immobili inutilizzati contribuisce a un circolo vizioso: meno residenti significano minori servizi pubblici, che a loro volta rendono meno attraente l’area per nuove famiglie. Le autorità stanno valutando la creazione di Senior Housing ovvero alloggi progettati per le esigenze degli anziani, per contrastare l’esclusione sociale e dare nuova funzione a strutture altrimenti destinate al degrado.
Imprese edili: una leva per la riqualificazione del patrimonio
Il settore edile sardo comprende oltre 23.000 imprese impiega circa 42.000 persone e genera un valore aggiunto di 1,3 miliardi di euro. Il recupero e la riqualificazione energetica degli edifici esistenti rappresentano una occasione concreta per rilanciare l’occupazione artigianale. Un incontro pubblico, previsto per il 17 ottobre a Olbia presso il Blu Marine Conference Center, presenterà il dossier di Nomisma e offrirà uno spazio di confronto tra le parti interessate, ponendo le basi per politiche abitative più sostenibili.
La sfida consiste nell’armonizzare gli interessi del turismo, della popolazione residente e delle imprese artigiane, trasformando le case vuote in soluzioni abitative concrete per le generazioni future.



