Negli ultimi anni il dibattito fiscale sulle abitazioni ha visto interventi di rilievo, a cominciare dall’azzeramento della Tasi sulla prima casa. Oggi la maggioranza in Senato sta valutando di allargare le esenzioni anche alle seconde case concesse in comodato d’uso ai figli o, in alcuni casi, dai figli ai genitori. Secondo la relatrice del disegno di legge Stabilità, Federica Chiavaroli, la misura è all’esame per verificarne impatti e regole operative. L’ipotesi si inserisce in un quadro più ampio di misure a sostegno delle famiglie, presentate anche dal ministro dell’Interno Angelino Alfano.
Dati e diffusione del comodato d’uso
L’Istat riferisce che circa una casa su dieci è concessa in comodato d’uso, con circa 2,5 milioni di beneficiari che vivono in immobili prestati. La forma dell’uso gratuito risulta più presente nelle aree del Sud e del Centro e tende a calare al Nord; complessivamente interessa il 9,6% delle famiglie italiane. Questo fenomeno disegna un panorama abitativo in cui il comodato diventa una risposta abitativa alternativa rispetto all’affitto o all’acquisto, con implicazioni economiche e sociali rilevanti per chi, soprattutto giovane e con maggior titolo di studio, beneficia dell’abitazione gratuita.
Distribuzione territoriale
La diffusione del comodato d’uso varia significativamente in base al territorio: nelle regioni meridionali e centrali la percentuale supera l’11%, mentre nel Nord scende a circa l’8%. Nei comuni fino a 50.000 abitanti la quota di abitazioni in comodato è più alta rispetto alle aree metropolitane, dove si attesta intorno al 7,5%. Questa concentrazione nei centri minori suggerisce dinamiche familiari e immobiliari differenti, con un ruolo maggiore delle reti parentali e della mobilità interna nel determinare scelte abitative.
Caratteristiche demografiche ed economiche
Il modello del comodato è particolarmente diffuso tra i giovani soli: il 26,8% delle persone sole fino a 34 anni vive in un’abitazione prestata, mentre la quota scende tra gli adulti della fascia 35-64 anni. Il fenomeno è meno frequente nelle coppie con figli (7,5%) e in quelle senza figli (5,4%). Per livello di istruzione le percentuali sono più alte tra chi possiede titoli di studio medi e lauree, e il fenomeno coinvolge in misura maggiore le famiglie composte da stranieri o con presenza straniera. Dal punto di vista dei redditi, il comodato è più presente nel primo quintile di reddito (12,2%), per poi diminuire al salire della capacità economica.
Impatto economico e sostenibilità della proposta
Dal punto di vista finanziario l’ipotesi di esenzione di Imu e Tasi per le seconde case in comodato non è ancora stata definitivamente quantificata; tuttavia, trattandosi di una quota del 9,6% delle famiglie, l’incidenza complessiva potrebbe risultare contenuta. Una possibile fonte di copertura potrebbe essere, almeno in parte, l’utilizzo dei 91 milioni di euro versati dai possessori di abitazioni di pregio nelle categorie catastali A1, A8 e A9, esclusi dall’esenzione in occasione dell’ultimo intervento. La valutazione economica dovrà considerare anche effetti indiretti sul mercato immobiliare e sulle entrate comunali.
Conseguenze per le famiglie e per il mercato immobiliare
Dal punto di vista pratico, le famiglie che vivono in un’abitazione concessa in comodato d’uso sostengono spese medie mensili molto inferiori rispetto agli affittuari: secondo i dati disponibili la spesa media familiare è intorno ai 150 euro al mese, rispetto ai 553 euro di chi vive in affitto. L’eliminazione di Imu e Tasi per queste unità potrebbe rafforzare la capacità di spesa dei nuclei beneficiari e facilitare scelte di vita per i giovani. Parallelamente il governo ha ipotizzato misure complementari, come la deducibilità delle spese sostenute dalle giovani coppie per il primo anno di vita del bambino, per sostenere ulteriormente la natalità e il reddito familiare.
Vincoli normativi e situazioni attuali
Al momento attuale il riconoscimento fiscale del comodato gratuito è limitato: la normativa vigente e le interpretazioni recenti prevedono che l’esenzione dalla Tasi si applichi solo a specifiche operazioni tra enti non profit, come indicato da una risoluzione delle Finanze. L’estensione proposta per le seconde case private richiederà dunque precisazioni normative per definire i requisiti, la documentazione e i controlli necessari a evitare abusi e a garantire equità tra contribuenti.