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18 Giugno 2026

Piano Casa 2026: come cambia l’accesso alle case e le criticità per i costruttori

Il Piano Casa del governo Meloni potrebbe aumentare del 20% le famiglie in grado di acquistare o affittare una casa, ma le imprese segnalano rischi di sostenibilità economica

Piano Casa 2026: come cambia l'accesso alle case e le criticità per i costruttori

Il nuovo Piano Casa varato dal governo Meloni promette di rivoluzionare il Mercato immobiliare, rendendo accessibili case a un quinto di famiglie in più. Tuttavia, le imprese del settore segnalano criticità economiche che potrebbero compromettere la realizzazione di alcuni interventi, soprattutto fuori dalle grandi aree metropolitane.

Durante le celebrazioni per gli 80 anni dell’Ance l’associazione dei costruttori edili, è emerso un quadro misto: da un lato, l’opportunità di rendere più vivibili le comunità italiane, dall’altro, il rischio di insostenibilità economica per le imprese.

L’impatto del Piano Casa su affitti e mutui

Secondo le simulazioni dell’Ance, il Piano Casa potrebbe ridurre significativamente il reddito necessario per accedere a un’abitazione. A Milano ad esempio, il reddito richiesto scenderebbe da oltre 76.413 euro annui a poco più di 50.154 euro. A Roma la riduzione sarebbe da poco più di 61.000 euro a circa 40.000 euro, mentre a Bari si passerebbe da 35.630 euro a 24.980 euro.

Questi dati rappresentano un passo significativo verso la risoluzione dell’emergenza abitativa, ma dietro questa promessa si nasconde un problema di sostenibilità economica per le imprese. Le simulazioni mostrano che, mantenendo rigide le percentuali tra quota convenzionata e quota a mercato, gli interventi risultano redditizi solo nei mercati più forti.

Le sfide per le imprese: sostenibilità economica e flessibilità

Un intervento tipo da 125 alloggi da 80 metri quadrati, con il 70% delle abitazioni a prezzi calmierati e il 30% a mercato, resta sostenibile solo a Milano, con un rendimento del 6,33% e un utile di 14,1 milioni di euro. A Roma, il rendimento scende allo 0,92% con un utile di 1,6 milioni, mentre a Bari si registra una perdita di 16,8 milioni.

Il problema principale è il prezzo calmierato che con la ripartizione rigida del 70% a canoni mitigati e il 30% libero non garantisce rendimenti sufficienti e certi su tutto il territorio. Per questo, i costruttori chiedono maggiore flessibilità nella quota di housing convenzionato, calibrando gli interventi sulle condizioni dei diversi mercati locali.

La presidente uscente dell’Ance, Federica Brancaccio ha sottolineato che “la quota di mercato libero ha delle enormi variabili in base a dove vado a realizzare i costi invece rimangono piuttosto stabili in qualsiasi area del paese. L’equilibrio in determinate aree potrebbe anche essere 80-20, quindi anche riducendo la quota di mercato libero, ma in altre aree con 70-30 non ce la si fa.”

Le risorse disponibili e le richieste delle imprese

L’Ance stima che nel 2027 saranno disponibili circa un miliardo di euro per partire subito con il Piano Casa, per un totale di 7,3 miliardi di euro fino al 2034. Se si considerano anche i fondi nazionali ed europei della politica di coesione, le risorse potrebbero arrivare a 10 miliardi.

Tuttavia, le imprese chiedono tempi certi per i decreti attuativi, flessibilità per gli interventi e aiuti per affrontare il caro materiali. Brancaccio ha evidenziato la necessità di una governance rapida e di ristori per il caro materiali, che ha colpito duramente il settore.

Emanuele Negri
Autore

Emanuele Negri

Emanuele Negri, ex architetto torinese, documentò il recupero di un cortile in Barriera di Milano e decise di passare alla comunicazione editoriale: in redazione promuove progetti di rigenerazione urbana e firma dossier su materiali sostenibili. Custodisce uno schizzo originale del primo progetto professionale.