Negli ultimi sette anni il mercato degli affitti in Italia ha subito una forte pressione, alimentata soprattutto dall’espansione delle locazioni brevi su piattaforme digitali. La conseguenza più visibile è l’aumento dei canoni in molte aree tradizionalmente turistiche, ma non tutti i centri hanno subito lo stesso destino. Analizzando i dati di e i flussi di reddito medio, è possibile individuare quelle realtà dove il costo dell’abitare rimane sostenibile rispetto al reddito delle famiglie.
Come il turismo ha innalzato i canoni di affitto
Il fenomeno degli affitti brevi ha trasformato numerose abitazioni in strutture per turisti, riducendo l’offerta destinata a chi cerca una sistemazione a lungo termine. Province come la Valle d’Aosta, la Sondrio o la Lucca hanno registrato incrementi superiori al 60 % rispetto al 2019, con un salto medio di più del 100 % in Aosta, dove il prezzo per metro quadro supera i 23 €. La stessa dinamica è evidente nel Sud, con la provincia di Catanzaro che ha visto i canoni salire del 131 % in appena sette anni.
Provincie dove la crescita è più marcata
Tra le zone più colpite troviamo anche Isernia, dove nonostante i prezzi rimangano tra i più bassi del Paese, i canoni sono aumentati dell’84 % dall’anno precedente, testimonianza dell’effetto contagioso del turismo anche in aree poco frequentate. In altre province, come Ascoli Piceno, Belluno e Catanzaro, l’arrivo di studenti e viaggiatori ha spinto verso l’alto gli affitti, con incrementi che superano il 70 %.
Città dove i canoni sono rimasti stabili o bassi
Non tutti i centri urbani hanno subito rincari incontrollati. Alcuni capoluoghi del Centro, come Grosseto e Macerata, mantengono canoni entro i 10 € al metro quadro, consentendo a una famiglia di pagare meno di 600 € al mese per un appartamento di 60 m². Anche nel Sud, Enna e Ragusa mostrano variazioni contenute (3,4 % e 5,8 % rispettivamente), con canoni che rimangono intorno ai 300 € mensili.
Le realtà più economiche del Nord
Nel Nord, le città di Biella e Alessandria offrono affitti che oscillano tra i 7 e gli 8 € al metro quadro. In pratica, un’abitazione di 60 m² può essere locata per circa 430-450 € al mese, una cifra decisamente inferiore a quella richiesta da Milano (22,32 € al m²) o Firenze (21,75 € al m²).
Affitto rispetto al reddito medio: il quadro completo
Per valutare se un canone è realmente sostenibile, è necessario confrontarlo con il reddito medio delle famiglie residenti. In molte grandi città, il costo dell’abitare supera il 30 % del reddito, rendendo l’alloggio una voce di spesa dominante. Tuttavia, in province come Caltanissetta (4,5 € al m²) o in alcune località abruzzesi (circa 6 € al m²), la quota di reddito destinata all’affitto scende sotto il 20 %, garantendo una maggiore capacità di spesa per altre necessità.
Mentre il turismo continua a far lievitare i prezzi in molte aree, esistono ancora numerose opzioni per chi desidera vivere in Italia senza sacrificare una parte eccessiva del proprio stipendio. Analizzare attentamente i dati locali e tenere conto del rapporto tra canone e reddito rimane la strategia migliore per trovare una soluzione abitativa equilibrata.



