Negli ultimi due anni il costo degli affitti in Trentino ha registrato una crescita costante, soprattutto nelle località ad alta vocazione turistica. I dati più recenti mostrano come un appartamento di 80 mq in centro a Pinzolo o Campitello di Fassa richieda più di un migliaio di euro al mese, equivalenti a metà del reddito medio annuo di un contribuente.
Dati sui canoni di locazione nelle zone più richieste
Il rapporto elaborato dal Dipartimento delle Finanze, basato sul reddito netto medio del 2024, colloca Canazei, Predazzo, Tesero, Molveno, Dro, Panchià, Riva del Garda e Primiero San Martino di Castrozza tra le prime dieci località dove l’affitto supera il 50% del reddito. A San Michele all’Adige, ad esempio, il canone mensile è passato da circa 400 € a 600 € tra il 2025 e il 2026, mentre a Campitello di Fassa la cifra si aggira intorno a 1 200 €. Questi valori, calcolati su base annua, evidenziano una pressione economica preoccupante per famiglie, coppie giovani e lavoratori stagionali.
Affitto medio versus reddito netto: il rapporto critico
Il rapporto affitto/reddito, espresso in percentuale, indica che nella maggior parte dei comuni turistici supera il valore di soglia del 45 %. In termini pratici, una famiglia con un netto annuo di 24 000 € dovrebbe destinare più di 1 200 € al mese per l’alloggio, rendendo difficile la copertura di altre spese essenziali come bollette, trasporti o alimentazione.
Conseguenze sulla popolazione e sui servizi pubblici
Un costo della vita in crescita combinato a stipendi stagnanti crea un clima di insoddisfazione tra i giovani professionisti. La fuga dei residenti verso centri meno costosi è ormai una realtà tangibile: i dati demografici indicano una diminuzione della popolazione residente in certe zone storiche, con un impatto diretto sulla sostenibilità dei servizi pubblici, scuole e strutture sanitarie. Quando la presenza abitativa cala, la capacità di mantenere uffici comunali e servizi di prossimità diventa sempre più difficoltosa.
Il peso degli affitti brevi sul mercato residenziale
Le piattaforme di locazione turistica hanno trasformato numerosi appartamenti in affitti brevi, sottraendo unità al mercato tradizionale. I proprietari preferiscono il ritorno economico più rapido di una locazione stagionale rispetto a un contratto annuale a prezzo fissato, aggravando la carenza di alloggi a lungo termine per la popolazione residente.
Le risposte istituzionali: progetti Ri-Val e Ri-Urb
Per fronteggiare la crisi, la Provincia di Trento ha avviato due iniziative chiave. Il progetto Ri-Val, realizzato con la Cassa del Trentino e la Cassa Depositi e Prestiti, prevede la riqualificazione di circa 300 unità abitative, con un investimento complessivo di 60 milioni di euro, mirato a offrire soluzioni a costi contenuti nelle aree svantaggiate o a forte vocazione turistica. Parallelamente, il bando Ri-Urb crea un fondo immobiliare di rigenerazione urbana destinato a famiglie a medio reddito, anziani autosufficienti e studenti nelle zone dell’Adige, dell’Alto Garda e dell’Alta Valsugana. Entrambi i programmi includono l’acquisto della prima casa per giovani e la ristrutturazione di immobili esistenti, con l’obiettivo di aumentare l’offerta di alloggi stabili.
Altre proposte a livello nazionale
Parallelamente, a livello nazionale il Movimento 5 Stelle ha avanzato una serie di misure per affrontare il carenza abitativa: creazione di un fondo pubblico di garanzia per i proprietari in caso di morosità, incentivazione degli affitti a canone concordato e promozione di bandi per la gestione demaniale mirati a tutelare le piccole imprese. Queste proposte mirano a limitare la crescita incontrollata dei prezzi e a favorire l’accesso a case a prezzi equi, senza ricorrere a nuovi sviluppi urbanistici che consumano suolo agricolo.
Prospettive future e necessità di un approccio integrato
Gli esperti concordano sul fatto che la soluzione non può dipendere esclusivamente dall’intervento pubblico. È indispensabile un dialogo tra amministrazioni, settore privato e cittadini per definire una strategia che includa incentivi fiscali per chi affitta a lungo termine, misure di controllo sugli affitti brevi e una pianificazione territoriale più oculata. Solo così sarà possibile evitare la spopolazione dei centri storici e garantire una qualità della vita sostenibile per le nuove generazioni.



