Negli ultimi anni il overtourism ha trasformato molte mete d’interesse in luoghi congestionati, compromettendo la qualità della vita dei residenti e l’esperienza dei visitatori. Il fenomeno, definito come eccessivo afflusso di turisti rispetto alla capacità di carico del territorio genera pressioni su infrastrutture, mercato immobiliare e patrimonio culturale. In risposta, diverse amministrazioni hanno sperimentato soluzioni sia simboliche sia legislative, mirando a ristabilire un equilibrio sostenibile.
La “corsa schiva-turisti” di Merano: una protesta in movimento
Nel cuore della città alpina di Merano, una centinaia di abitanti ha organizzato una manifestazione insolita: una corsa in cui i partecipanti indossavano magliette bianche per essere facilmente riconoscibili. L’obiettivo non era ostacolare i visitatori, ma dimostrare quanto possa risultare invasivo il flusso turistico quotidiano. I corridori hanno attraversato le zone più frequentate, evitando contatti fisici e verbali, per poi raggiungere il traguardo senza creare conflitti. L’iniziativa, promossa da ROMPI (Reducing Overtourism! Merano’s People Initiative), ha attirato l’interesse dei passanti, i quali hanno registrato l’evento con i propri smartphone, amplificando il messaggio di protesta nei social.
Le ragioni del malcontento meranese
Secondo gli osservatori locali, l’overtourism a Merano ha provocato un rialzo dei prezzi degli affitti, una carenza di alloggi disponibili per i residenti e un aumento della pressione sui servizi pubblici. Le strade del centro storico, un tempo caratterizzate da botteghe artigiane, stanno lentamente cedendo il passo a negozi di souvenir e a strutture ricettive a breve termine. La cittadinanza, pur riconoscendo il valore economico del turismo, insiste sulla necessità di preservare la vivibilità urbana e di tutelare l’identità culturale della zona.
Bologna: il condominio che ha vietato gli affitti di meno di 30 giorni
Nel centro storico di Bologna, precisamente in via Fondazza, un condominio ha approvato all’unanimità un regolamento interno che proibisce locazioni inferiori ai 30 giorni. La misura, adottata all’inizio di ottobre, è stata motivata dall’aumento di richieste turistiche che, grazie a compagnie low-cost come Ryanair, stanno “invasando” i quartieri residenziali. A un weekend di alta stagione, i potenziali ospiti avrebbero potuto scegliere tra tre appartamenti con tariffe comprese tra 220 e 416 euro, tutti disponibili solo per contratti mensili o superiori. Questa decisione ha l’obiettivo di ridurre la trasformazione di abitazioni in case vacanze e di preservare la quota di immobili destinata all’uso abitativo permanente.
Impatto sul mercato immobiliare bolognese
Il provvedimento condominiale si inserisce in un dibattito più ampio sulla regolamentazione degli affitti brevi nella città. Proprietari e associazioni di categoria hanno espresso preoccupazione per la perdita di reddito derivante dal mercato turistico, ma i residenti sostengono che la sovrabbondanza di turisti porta a gentrificazione aumento del costo della vita e difficoltà nel trovare alloggi a prezzi equi. Il divieto di affitti sotto i 30 giorni rappresenta, quindi, un tentativo di riequilibrare le esigenze economiche dei proprietari con il diritto dei cittadini a vivere serenamente nel proprio quartiere.
Barcellona: la decisione di non rinnovare 2.101 licenze per affitti brevi
La capitale catalana ha annunciato, per la prima volta in Europa, che non rinnoverà le licenze di affitti brevi per oltre duemila alloggi. Il provvedimento fa parte del “Pla Viure”, un piano strategico volto a incrementare l’offerta di case a prezzi accessibili e a contrastare la trasformazione di immobili residenziali in strutture ricettive temporanee. A partire dal 2029, gli alloggi finora destinati al turismo dovranno passare al mercato tradizionale di locazione o vendita, contribuendo a ridurre la pressione sul tessuto abitativo cittadino.
Motivazioni e reazioni
Il sindaco Collboni ha sottolineato che la città ha superato la capacità di carico turistica stabilita dall’UNWTO, generando più rifiuti, traffico e costi per i residenti. Un sondaggio comunale ha evidenziato che il 76,7 % degli abitanti ritiene che Barcellona abbia già raggiunto il limite massimo di turisti, mentre il 56 % sostiene l’aumento della tassa di soggiorno. Nonostante le critiche da parte di operatori turistici, la misura è stata confermata da un decreto del 2023 che prevede un tetto di cinque anni per le zone immobiliari più congestionate.
Le tre esperienze – la corsa simbolica di Merano, la normativa condominiale di Bologna e il blocco delle licenze di Barcellona – dimostrano che le autorità e i cittadini stanno sperimentando approcci diversi per contenere l’overtourism. Mentre le azioni di Merano puntano a sensibilizzare l’opinione pubblica, quelle di Bologna e Barcellona si concentrano su interventi normativi volti a preservare il mercato abitativo e la qualità della vita urbana. Il filo conduttore rimane la consapevolezza che il turismo, se non gestito con criteri di sostenibilità, può trasformare le mete più amate in luoghi poco vivibili. Solo una pianificazione coordinata, che includa regolamentazioni sul breve periodo e iniziative di coinvolgimento della comunità, potrà garantire un futuro in cui viaggiare sia ancora un piacere per tutti.



