Il fenomeno degli affitti brevi sta cambiando la configurazione delle città italiane, creando tensioni tra turismo, mercato immobiliare e bisogni abitativi dei residenti. Diverse amministrazioni hanno avviato studi per quantificare la presenza di immobili destinati a locazioni turistiche su piattaforme online, rivelando differenze marcate tra le varie capitali regionali.
Le città italiane con più immobili destinati agli affitti brevi
Firenze e Venezia: i leader del Nord
Secondo i dati raccolti dall’Aigab, Firenze ospita 8.947 unità su Airbnb, pari al 4,3% del patrimonio immobiliare comunale. Venezia segue da vicino con 6.040 unità (4% del totale). A Firenze la distribuzione è ampia, ma la concentrazione maggiore si osserva nei quartieri storici; a Venezia, quasi tutto il business si concentra nel cuore della città lagunare, dove la domanda turistica è più intensa.
Sud e Centro: Cagliari, Bari e Roma tra le sorprese
Il panorama cambia notevolmente andando verso il Sud. Cagliari appare al quarto posto con una quota dell’1,7%, mentre Bari registra l’1,5%. Roma, pur avendo il maggior numero assoluto di immobili (20.718), detiene solo l’1,4% del parco abitativo, posizionandosi al sesto posto. Queste cifre mostrano che il fenomeno non è limitato al tradizionale centro urbano del Nord, ma si sta diffondendo anche in aree dove la pressione abitativa era fino a poco tempo considerata secondaria.
Evoluzione del mercato: da Milano alle micro camere spagnole
Milano, con 16.303 immobili destinati alle locazioni brevi (2% del totale), sta vivendo una fase di ritiro da parte dei piccoli investitori, che trovano il modello meno redditizio del previsto. Molti di quegli appartamenti tornano sul mercato, ma la maggior parte viene destinata a contratti temporanei fino a 18 mesi, non a locazioni di lunga durata. Parallelamente, la Commissione Europea sta preparando il Affordable Housing Act, che potrebbe consentire ai comuni di limitare drasticamente gli affitti turistici laddove il rapporto tra reddito medio e costo abitativo sia squilibrato.
Il caso delle micro camere: la strategia di Chris
Un modello alternativo è emerso in Spagna, dove l’imprenditore known as Chris trasforma appartamenti in micro camere di meno di 10 m², affittandole a 400 € al mese ciascuna. Un appartamento da 240 000 € può generare 1.600 € mensili, rispetto ai 1.200 € della locazione tradizionale. Il profitto è circa il 40 % più alto, ma il carico di lavoro raddoppia: la gestione dei reclami, i continui cambi di inquilini e la necessità di mantenere gli spazi in condizioni adeguate aumentano significativamente l’impegno operativo.
Giovani e percezione del caro affitto
Il tema tocca anche le generazioni più vulnerabili. Il cantautore Giuse The Lizia, nel suo ultimo disco, denuncia il cari affitti raccontando la propria esperienza di due anni di università a Bologna in una camera doppia senza finestre. Il suo racconto evidenzia come, anche in città universitarie, i giovani siano costretti a soluzioni abitative precarie, mentre il mercato delle locazioni brevi riduce l’offerta di immobili destinati a contratti di lungo periodo.
Nel complesso, i dati indicano che gli affitti brevi rappresentano poco più dell’1 % del parco immobiliare nazionale, ma la loro concentrazione in specifiche aree urbane genera effetti di overtourism e contribuisce alla difficoltà di trovare alloggi a prezzi sostenibili. Le proposte regolamentari europee, i cambiamenti di strategia dei proprietari e le testimonianze dei giovani delineano un quadro complesso, dove la sfida principale è conciliare la domanda turistica con la necessità di affordable housing per i residenti.



