Da agosto 2026, alcuni inquilini potrebbero vedere un aumento del proprio canone d’affitto. Questo rialzo è legato all’adeguamento Istat un meccanismo che collega i prezzi degli affitti all’indice dei prezzi al consumo.
Non tutti i contratti sono interessati da questa variazione, e l’entità dell’aumento dipende da diversi fattori, tra cui il tipo di contratto e la presenza di specifiche clausole.
Come funziona l’adeguamento Istat
L’indice Foi pubblicato mensilmente dall’Istat è il parametro utilizzato per adeguare i canoni d’affitto al costo della vita. A luglio 2026, l’indice ha registrato un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e del 2,8% su base annua.
Da agosto 2026, i contratti che prevedono l’aggiornamento annuale del canone terranno conto di questo indice. La variazione percentuale da considerare è quindi del 2,8%.
Tipologie di contratto e percentuali di aggiornamento
L’entità dell’aumento varia a seconda del tipo di contratto:
- Contratti a canone libero l’incremento può arrivare fino al 2,8%. Ad esempio, un affitto di 1.000 euro potrebbe aumentare di 28 euro.
- Contratti a canone concordato l’aumento è ridotto al 2,1% (75% del 2,8%). In questo caso, un affitto di 1.000 euro potrebbe aumentare di 21 euro.
Le città con i rialzi più significativi
Non tutte le città italiane registrano gli stessi aumenti. Secondo i dati disponibili, alcune località hanno visto rialzi più marcati rispetto ad altre.
Tra le città con i rialzi più significativi troviamo Pesaro (+8,1%), Massa (+7,6%), Trieste (+6,1%) e Messina (+5,4%). Anche Roma ha registrato un aumento del 4,2% raggiungendo una media di 19,6 euro/m².
Al contrario, Bari e Venezia hanno visto un calo rispettivamente dell’1% e dello 0,6%.
Latina: il caso di studio
Nel capoluogo pontino, i prezzi degli affitti hanno raggiunto una media di 10,4 euro/m² con un aumento dello 0,7% rispetto a giugno e del 3,7% su base annua. Nonostante questo rialzo, i prezzi restano al di sotto della media nazionale.
Anche a livello provinciale, Latina ha registrato un lieve rialzo dello 0,5% rispetto a giugno, con un aumento del 3,8% su base annua. I prezzi si sono stabilizzati sugli 11,1 euro/m².
L’adeguamento Istat non scatta automaticamente per tutti i contratti. Affinché il proprietario possa chiedere la rivalutazione, il contratto deve contenere una specifica clausola di aggiornamento del canone.
Inoltre, l’aumento non può essere applicato in modo indistinto a ogni locazione. La rivalutazione deve trovare fondamento nelle condizioni contrattuali sottoscritte dalle parti.
Per i contratti assoggettati a cedolare secca il proprietario ha scelto un regime fiscale sostitutivo che impedisce l’applicazione dell’aggiornamento del canone.



