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25 Agosto 2026

Il gruppo americano Flacks cambia strategia e si concentra sul patrimonio immobiliare di Taranto

Dopo aver abbandonato la competizione per l'acquisizione dell'ex Ilva, il gruppo Flacks punta ora sul patrimonio immobiliare di Taranto.

Il gruppo americano Flacks cambia strategia e si concentra sul patrimonio immobiliare di Taranto

In un sorprendente cambio di rotta, il gruppo americano Flacks ha deciso di abbandonare la competizione per l’acquisizione dell’ex Ilva di Taranto, concentrandosi invece sul patrimonio immobiliare del sito industriale. Questa decisione arriva dopo mesi di trattative e un cambiamento significativo nel panorama degli offerenti.

L’interesse iniziale di Flacks per l’acciaieria è svanito con l’emergere di nuovi concorrenti, come il gruppo indiano Jindal e una cordata di imprenditori italiani. I commissari straordinari dell’ex Ilva avevano richiesto garanzie finanziarie che Flacks non è riuscito a fornire, rendendo la sua offerta meno attraente rispetto alle alternative.

La svolta made in Italy e il ritiro di Flacks

Con l’ingresso in scena di una cordata di 14 aziende italiane del settore siderurgico, Flacks ha capito che la partita per l’acciaieria era persa. Queste aziende, coordinate da Federacciai hanno presentato una manifestazione di interesse per l’acquisto degli stabilimenti dell’ex Ilva, esclusa l’area a caldo di Taranto, la cui chiusura è stata decisa dalla Corte d’Appello di Milano per motivi ambientali e sanitari.

Il gruppo Flacks, che gestisce un portafoglio immobiliare di oltre 5 miliardi di dollari ha deciso di concentrarsi sul patrimonio immobiliare dell’ex Ilva, che comprende circa 170 ettari di spazi non più funzionali alla siderurgia. Michael Flacks, amministratore delegato del gruppo, ha confermato che la sua società si occuperà anche delle eventuali bonifiche e dello sviluppo commerciale di queste aree.

Le implicazioni per l’area a caldo e il futuro dell’ex Ilva

La chiusura dell’area a caldo, che comprende gli altiforni e le cokerie ha lasciato sul piatto una situazione complessa. Le 14 aziende italiane interessate all’acquisto degli altri stabilimenti dell’ex Ilva hanno espresso la loro disponibilità a gestire solo le aree a freddo, dove l’acciaio viene lavorato e trasformato in lamiere e tubi.

La manifestazione di interesse delle aziende italiane riguarda gli stabilimenti di GenovaNovi LigureRacconigi e l’area a freddo di Taranto. Tuttavia, la situazione occupazionale rimane critica, con almeno la metà dei dipendenti, circa 4.500 persone a rischio. Il segretario generale della Fiom Cgil Michele De Palma, ha sottolineato l’urgenza di un intervento pubblico diretto per evitare che i cittadini e i lavoratori paghino il prezzo degli errori passati.

Le prossime mosse e le sfide future

A settembre si capirà se la manifestazione di interesse delle aziende italiane potrà trasformarsi in un’offerta vincolante. I tempi sono stretti e i nodi da sciogliere ancora molti. Tra le sfide principali c’è la definizione di un piano che regga alla luce dell’impossibilità di produrre acciaio a Taranto.

Nel frattempo, il gruppo Flacks prosegue con i suoi piani per lo sviluppo del patrimonio immobiliare dell’ex Ilva, un obiettivo che sembra più alla portata rispetto all’acquisizione dell’intera acciaieria. La situazione rimane complessa, ma le prossime settimane saranno decisive per il futuro dell’ex Ilva e dei suoi lavoratori.

Emanuele Tassinari
Autore

Emanuele Tassinari

Emanuele Tassinari, restauratore torinese, trasformò il recupero di un portone settecentesco in un caso-studio pubblicato: in redazione guida le rubriche sul restauro e le tecniche tradizionali. Tiene un diario tecnico con annotazioni sulle finiture storiche che usa come riferimento in ogni servizio.