Tra gli scogli selvaggi di Ischia, in località Capo Grosso-Scarrupata, si nascondeva un villaggio abusivo che ha sfidato le leggi e messo a rischio un ecosistema fragile. I carabinieri di Barano hanno scoperto una struttura turistica di lusso, mimetizzata tra la macchia mediterranea, che ha alterato irreparabilmente un’area ad altissimo rischio idrogeologico.
L’operazione, iniziata a luglio, ha portato al sequestro di due aree e alla denuncia di quattro persone, tra proprietari e comproprietari dei terreni coinvolti. La struttura, di 32 metri quadrati, era collegata a un sistema di condotte idriche abusive e a una grotta naturale trasformata in deposito clandestino per un gruppo elettrogeno e un motore artigianale.
Un crimine contro l’ambiente
Per evitare controlli aerei e marittimi, i costruttori abusivi hanno steso sull’intera struttura una rete mimetica vegetata, capace di confondersi perfettamente con la macchia mediterranea circostante. I carabinieri, per documentare l’abuso, hanno dovuto avvicinarsi alla costa con un’imbarcazione del Nucleo Navale della compagnia di Ischia e poi nuotare fino a un sistema articolato di scale in ferro e legno.
Il monitoraggio con droni ha permesso di svelare l’entità delle opere nascoste dalla vegetazione e dalle cavità naturali. L’abusivismo ha inciso profondamente su un ecosistema costiero molto fragile, classificato come zona Coste Alte e sottoposto a vincolo sismico su tutto il territorio comunale.
Un’area ad altissimo rischio
L’area ricade in zona R4, ovvero a rischio frana molto elevato, ed è stata edificata in prossimità di un impluvio naturale, la via che l’acqua piovana segue per defluire verso il mare. Il rinvenimento sul posto di materiali edili pronti all’uso, come lamiere, traversine, seghe e trapani elettrici, ha confermato ai militari il pericolo concreto che i lavori proseguissero.
Le relazioni tecniche hanno escluso qualsiasi possibilità di sanatoria per le opere realizzate. Le denunce riguardano violazioni edilizie, paesaggistiche e di danneggiamento e deterioramento di beni culturali e paesaggistici.
La reazione delle autorità
La Stazione Carabinieri di Barano, in collaborazione con l’Ufficio Tecnico Comunale, ha disposto due sequestri preventivi per bloccare l’avanzamento dei lavori. Legambiente ha commentato il sequestro definendo la situazione criminale sottolineando come Ischia sia un’isola già martoriata dal cemento e ad alto rischio idrogeologico.
L’associazione ambientalista ha espresso plauso alle forze dell’ordine per il sequestro, sottolineando l’importanza di continuare a sorvegliare il territorio per bloccare l’abuso già alla posa in opera della prima pietra.



