Il 9 ottobre 2026 la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza che ha scosso il panorama normativo dell’Emilia-Romagna. Accogliendo il ricorso presentato dal governo, i giudici hanno dichiarato incostituzionali gli articoli 4 e 5 della legge regionale n. 10/2025, che regolamentavano le locazioni brevi – ovvero gli affitti di immobili per periodi inferiori a 30 giorni. La decisione si inserisce nel più ampio dibattito sull’overtourism e sulla necessità di tutelare la disponibilità di alloggi per i residenti, ma ha anche innescato una serie di reazioni a livello regionale e comunale.
Sentenza della Corte Costituzionale e motivazioni
Gli articoli contestati imponevano due vincoli distinti: il primo, articolo 4, inseriva le locazioni brevi nella categoria “turistico-ricettiva” richiedendo un cambio di destinazione d’uso edilizio; il secondo, articolo 5, concedeva ai Comuni la facoltà di inserire limitazioni specifiche nei propri piani urbanistici. Il governo, tramite Palazzo Chigi, aveva sostenuto che tali norme creavano una distorsione della concorrenza tra chi gestisce affitti brevi e chi opera strutture extra-alberghiere. La Corte ha riconosciuto la legittimità dell’obiettivo di contenere l’overtourism, ma ha ritenuto le disposizioni eccessivamente generali e sproporzionate, poiché si applicavano all’intero territorio regionale e penalizzavano esclusivamente gli operatori di affitti brevi.
Dettagli sugli articoli 4 e 5
L’articolo 4 obbligava il proprietario a ottenere un nuovo titolo edilizio per trasformare una casa residenziale in una struttura dedicata agli affitti brevi, procedimento che può durare mesi e richiede oneri notevoli. L’articolo 5, invece, permetteva ai Comuni di introdurre limiti geografici o numerici, ma solo per gli affitti brevi, lasciando intatti gli bed-and-breakfast le case-vacanza e gli agriturismi. Questo crea una disparità irragionevole tra categorie di ospitalità che, nella pratica, possono offrire servizi analoghi.
Reazione della Regione Emilia-Romagna
L’assessore regionale alla Casa, Giovanni Paglia, ha definito la sentenza un “accanimento” da parte del governo, evidenziando che la Regione intende mantenere il principio di intervento sul territorio per garantire la qualità della vita urbana. Paglia ha annunciato che la giunta presenterà in assemblea degli emendamenti correttivi volti a estendere l’obbligo di cambio destinazione anche alle strutture extra-alberghiere, uniformando così il trattamento. Inoltre, la norma comunale prevista dall’articolo 5 verrà riformulata in modo da riguardare esclusivamente le aree ad alta tensione abitativa, limitando l’applicazione a città come Bologna e lasciandola inattiva nei piccoli comuni.
Il piano di regolamentazione di Bologna
Emily Clancy, vicesindaca con delega alla Casa e alle politiche per l’abitare, ha ribadito che il Comune non intende “requisire le case”, ma strutturare una risposta “sartoriale” al fenomeno degli affitti brevi. Bologna ha già approvato una seconda variante urbanistica che definisce tre zone: aree a bassa, media e alta saturazione di locazioni brevi. Nei quartieri dove il tasso di affitti brevi resta sotto il 2 %, non verranno introdotte restrizioni; nel centro storico, dove la quota supera il 12 % e in alcune vie arriva al 25 %, sarà fissato un tetto massimo di unità consentite.
Dati sulla presenza di affitti brevi a Bologna
Le stime comunali mostrano che l’incidenza degli affitti brevi è altamente eterogenea: nelle zone periferiche il fenomeno è quasi assente, mentre nel cuore storico la densità è tale da incidere sul mercato abitativo tradizionale, spingendo i residenti a prezzi più elevati. Il nuovo regolamento, quindi, prevede che le limitazioni riguardino sia gli affitti brevi sia le strutture extra-alberghiere, rispondendo alle osservazioni della Corte e garantendo una concorrenza più equa.
Risonanze politiche e prospettive future
Dal lato destro, il capogruppo FdI Galeazzo Bignami ha accolto la sentenza come una vittoria contro una “legge ideologica” che avrebbe violato la libertà economica e il principio di uguaglianza. Al contrario, la maggioranza di centrosinistra denuncia un uso “eccessivo” dei ricorsi da parte del governo, chiedendo al Parlamento nazionale di intervenire con una legge organica sul turismo e gli affitti brevi. In attesa di eventuali provvedimenti centrali, le città emiliane continueranno a sperimentare soluzioni locali, sostenute da dati concreti e dalla necessità di preservare l’equilibrio tra turismo e abitabilità.



