Negli ultimi dodici mesi il numero di alloggi pubblicati su Airbnb in Alto Adige ha registrato una crescita quasi del 20 %, ben al di sopra del 7,2 % della media nazionale. Questa impennata, soprattutto concentrata nelle valli ladine, sta modificando radicalmente il tessuto abitativo, trasformando quello che era un scambio occasionale di case tra privati in una vera e propria attività commerciale.
Le autorità provinciali hanno osservato che, mentre alcune famiglie affittano la propria abitazione una volta all’anno, la stragrande maggioranza delle inserzioni appartiene a gestori che amministrano più unità. Il risultato è una pressione crescente sui prezzi degli affitti e una diminuzione delle case disponibili per i residenti a tempo pieno.
Crescita esponenziale degli annunci su Airbnb in Alto Adige
Secondo uno studio sulla “turismo e shadow economy”, ad agosto sono stati contati 9 351 annunci su Airbnb nella provincia di Bolzano, contro i 8 000 dell’anno precedente. Questo equivale a un incremento del 19,9 % in un solo anno, quasi tre volte superiore alla media italiana. L’analisi evidenzia che l’88,2 % degli annunci riguarda appartamenti interi o alloggi autonomi, e che 87,8 % delle inserzioni è gestito da operatori che controllano più strutture contemporaneamente.
Più di due terzi delle locazioni restano disponibili per più di sei mesi all’anno, il che le colloca più vicino a una forma di ospitalità professionale che a una semplice locazione temporanea. Le municipalità più colpite sono Merano (505 annunci), Bolzano (340), Castelrotto (339), Badia (279) e Bressanone (261).
Concentrazione dei gestori professionali e impatto sulle valli ladine
Il fenomeno è particolarmente acuto nelle valli ladine, dove la pressione abitativa è già elevata a causa della limitata disponibilità di terreni edificabili e dei prezzi elevati. In Badia, ad esempio, sono stati registrati 279 annunci, quasi il 30 % del totale comunale. La maggior parte di questi appartiene a operatori che gestiscono più immobili, con una presenza media di oltre sei mesi all’anno. Questo porta a un progressivo spostamento delle abitazioni verso il mercato turistico, a discapito dei residenti che faticano a trovare una sistemazione a canone sostenibile.
Le tre proposte di “Ora!” per regolare il mercato
Il deputato regionale David Pedratscher, membro del partito “Ora!”, ha avanzato tre interventi mirati a distinguere i casi di affitti occasionali da quelli di attività organizzata. La prima misura suggerisce di creare una normativa differenziata: le famiglie che affittano la propria casa occasionalmente dovrebbero seguire regole semplificate, mentre i gestori professionali sarebbero soggetti a una disciplina più rigorosa, equiparabile a quella delle strutture ricettive tradizionali.
Il secondo punto riguarda la trasparenza dei dati. Attualmente il 7,4 % degli annunci in Alto Adige non (CIN), l’identificatore obbligatorio per le strutture ricettive. Pedratscher propone di incrociare i dati del CIN con i registri provinciali e comunali, pubblicando periodicamente una panoramica comunale degli alloggi turistici e distinguendo tra attività regolare e abuso.
Infine, viene evidenziata la necessità di tutelare le case destinate al personale stagionale delle imprese turistiche. L’autorità dovrebbe garantire che tali alloggi siano separati dalle abitazioni ad uso residenziale, con contratti di locazione distinti e senza sottrarre unità abitative al mercato locale.
Secondo le dichiarazioni dei rappresentanti alberghieri, queste proposte potrebbero contribuire a riequilibrare il mercato, offrendo dati affidabili e regole proporzionate per chi gestisce più immobili, senza penalizzare le famiglie che affittano occasionalmente la propria casa.



