La Biennale di Venezia 2026 ospita un padiglione cinese che rappresenta un ponte tra tradizione e innovazione. Dream Stream questo il titolo dell’esposizione, è un viaggio attraverso la calligrafia, la robotica e l’arte digitale, che si conclude il 22 novembre all’Arsenale.
Tra le installazioni più affascinanti, un braccio robotico che riproduce i gesti di un calligrafo, creando caratteri cinesi con un pennello tradizionale. Accanto a questa opera, video, installazioni multimediali e persino un omaggio a Black Myth: Wukong uno dei videogiochi cinesi più acclamati degli ultimi anni.
La calligrafia robotica: tra tradizione e innovazione
L’installazione robotica è ispirata al lavoro di Wang Dongling uno dei più noti calligrafi contemporanei cinesi. Il sistema robotico, assistito dall’intelligenza artificiale cerca di imitare i movimenti dell’artista con un’accuratezza stimata tra il 70 e l’80 per cento. Tuttavia, l’obiettivo non è dimostrare che una macchina possa sostituire un calligrafo, ma piuttosto evidenziare le differenze tra il gesto umano e quello meccanico.
Il titolo Dream Stream deriva dal Mengxi Bitan un’opera scritta nell’XI secolo dallo studioso cinese Shen Kuo. Questo testo raccoglie osservazioni su discipline diverse, dalle scienze alla tecnologia, passando per l’arte e la vita quotidiana. Il padiglione utilizza questo riferimento per esplorare il rapporto tra tradizione, conoscenza scientifica e tecnologie contemporanee.
Black Myth: Wukong alla Biennale
Poco distante dal robot, i visitatori possono ammirare una scultura del protagonista di Black Myth: Wukong insieme a immagini, video e materiali legati alla realizzazione del gioco. Questo è il primo ingresso del progetto in una grande piattaforma internazionale dedicata all’arte contemporanea.
Black Myth: Wukong è ispirato a Il viaggio in Occidente uno dei grandi classici della letteratura cinese, e rielabora personaggi e ambientazioni della mitologia tradizionale attraverso il linguaggio di un moderno videogioco d’azione. Nella sezione esposta, un grande schermo panoramico permette ai visitatori di immergersi nell’ambientazione del gioco, mentre accanto è esposta la scultura del protagonista.
Tradizione e tecnologia in un unico spazio
Il padiglione cinese non si limita a robotica e videogiochi. Include anche scultura, videoarte, installazioni, fotografia e opere che utilizzano tecnologie sviluppate insieme a gruppi di ricerca. Tra gli espositori figurano, oltre a Wang Dongling e Game Science, artisti come Xu Jiang e Yang Fudong il team della China Academy of Art con Zhejiang Lab e diversi collettivi che lavorano tra arte, design e tecnologia.
La partecipazione cinese si inserisce nella Biennale Arte 2026, In Minor Keys il progetto curatoriale elaborato da Koyo Kouoh prima della sua morte nel maggio 2025. L’esposizione internazionale è aperta dal 9 maggio al 22 novembre tra Giardini, Arsenale e altri spazi della città.
Per Dream Stream il confronto tra un pennello tradizionale mosso da un robot e un videogioco trasformato in installazione riassume bene l’impostazione scelta dal padiglione: non mettere tecnologia e tradizione ai due estremi del percorso, ma provare a farle convivere nella stessa opera.



