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20 Ottobre 2026

Affitto o salute mentale: la scelta di una studentessa romana

Una laureanda romana si trova a scegliere tra tetto e salute mentale, tra affitti astronomici e cure psicologiche.

Affitto o salute mentale: la scelta di una studentessa romana

Il movimento “Piamo casa” ha organizzato una assemblea cittadina a Roma con lo slogan «Il lavoro paga poco e la vita costa troppo». Le tende degli studenti, che avevano lasciato Montecitorio per la piazza del Popolo, sono tornate davanti all’Università La Sapienza, chiedendo una risposta concreta alla spirale dei prezzi degli affitti.

La voce di Sara: da supplente a impossibilità di pagare l’affitto

Sara, 26 anni, è iscritta al corso di laurea magistrale in Storia dell’arte. Dopo aver perso le supplenze come maestra, la sua entrata di denaro è crollata. Il canone mensile di 600 euro è diventato insostenibile, tanto da costringerla a recedere dal contratto e avvisare la proprietaria che non poteva più pagare. La studentessa ha condiviso una scelta drammatica: pagare l’affitto o la psichiatra. Da un anno è in cura per depressione e ADHD ma con un budget di soli 400 euro ha dovuto dare la priorità al trattamento psicologico.

Le fonti di reddito in frantumi

Fino a poco tempo fa, Sara poteva contare su piccoli incarichi di supplenza. Ha provato a partecipare al servizio civile senza successo, ha lavorato come babysitter e ha accettato qualche comparsa a Cinecittà, guadagnando appena 130 euro per tre giornate. I genitori, che ora non hanno più reddito per problemi di salute, non sono più in grado di offrire aiuti economici. Questo mix di redditi irregolari non basta a coprire affitto, bollette, condominio, tasse universitarie e spese alimentari.

Difficoltà nel mercato immobiliare romano

La ricerca di una sistemazione più economica ha rivelato un mercato saturo. Un annuncio nella zona di piazza Bologna propone una stanza a 700 euro al mese. Le offerte più basse richiedono la condivisione di appartamenti con quattro o più persone, spesso con un unico bagno, e a volte includono richieste invadenti o truffe. Sara ha descritto un episodio in cui un locatore le ha chiesto se chiudeva a chiave il bagno e se fosse disposta a usare il WC in presenza di altri, evidenziando la disperazione che spinge i giovani a tollerare condizioni inaccettabili.

Proteste e aspettative politiche

Secondo Sara, le manifestazioni servono a portare visibilità all’emergenza abitativa, ma non garantiscono risposte concrete dal governo. Ricorda il caso del centro sociale Spin Time, sgomberato a luglio dopo un incendio, e il presidio di un mese a via Santa Croce in Gerusalemme, che si è concluso senza un futuro definito per l’edificio. L’esperienza fa temere che le autorità offrano solo promesse di facciata senza interventi strutturali.

Le risposte istituzionali e le lacune del welfare

La Sapienza ha lanciato l’anno scorso un bando da 1.000 euro per rimborsare le spese legate alla salute mentale, ma Sara non ha potuto usufruirne perché la sua diagnosi non le garantisce esenzioni fiscali o universitarie. Il Servizio Sanitario Nazionale, pur essendo teoricamente a disposizione, ha tempi di attesa lunghi per chi proviene da un’altra regione: la prima visita al centro di salute mentale di Teramo è stata fissata a novembre, mentre la sua prescrizione richiedeva una visita entro dieci giorni.

Strategie per conciliare studio, lavoro e terapia

Maria sta cercando di organizzare un piano di studio flessibile, ma la pressione di dover conciliere le lezioni, le poche opportunità lavorative e le sedute terapeutiche la fa sentire costantemente in ritardo. La mancanza di un lavoro stabile la rende dipendente da lavori occasionali, che non le consentono di pianificare un futuro a lungo termine a Roma. Se non troverà una sistemazione più economica, la studentessa rischia di tornare in Abruzzo, abbandonando la magistrale e la sua aspirazione professionale.

La storia di Sara mette in luce il legame indissolubile tra carenza di alloggi accessibili e malessere psicologico. Le manifestazioni di “Piamo casa” amplificano la voce di chi, come lei, si ritrova a dover scegliere tra il tetto e la salute.

Emanuele Tassinari
Autore

Emanuele Tassinari

Emanuele Tassinari, restauratore torinese, trasformò il recupero di un portone settecentesco in un caso-studio pubblicato: in redazione guida le rubriche sul restauro e le tecniche tradizionali. Tiene un diario tecnico con annotazioni sulle finiture storiche che usa come riferimento in ogni servizio.