Il tragico decesso di Maricarmen Abascal avvenuto pochi giorni dopo lo sfratto forzato da un appartamento a Madrid, ha acceso i riflettori su una crisi abitativa che da mesi travolge la Spagna. Le immagini della donna anziana crollata sotto il peso di una procedura eseguita con lacrimogeni si sono trasformate in simbolo di una protesta che ha coinvolto decine di migliaia di persone in più città, dal cuore di Madrid alle coste di Valencia.
Il caso ha rapidamente assunto dimensioni politiche: il governo di Pedro Sánchez ha varato due decreti, soprannominati “decreti Maricarmen”, per tentare di contenere gli sfratti, ma la loro approvazione è stata bloccata dal Parlamento. Parallelamente, la Commissione Elettorale Centrale ha aperto un procedimento disciplinare contro il premier per presunte violazioni di legge elettorale, evidenziando la tensione che precede le elezioni anticipate fissate per il 29 novembre.
Scandali immobiliari dei vertici politici spagnoli
Il caso Abascal non è l’unico episodio che ha messo a nudo il legame tra potere e patrimonio immobiliare. Nel 2018, il fondatore di PodemosPablo Iglesias e la sua compagna, ex ministra Irene Montero hanno acquistato una villa a Galapagar per 600.000 euro, lo stesso importo che l’allora ministro Luis de Guindos aveva speso per un attico di lusso. La coppia ha difeso la scelta sostenendo che i risparmi familiari e un mutuo trentennale erano alla base dell’investimento.
Isabel Díaz Ayuso e l’attico da 6,3 milioni
Nel mese di aprile, la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso ha destinato quasi 6,3 milioni di euro di fondi pubblici per l’acquisto di un attico di 500 m², aleggendone l’uso temporaneo come sede amministrativa. Successivamente, il suo compagno Alberto González Amador, indagato per presunta frode fiscale, ha messo in vendita la stessa proprietà. La vendita ha suscitato sospetti di arricchimento illecito: la prima asta è rimasta deserta, mentre la seconda è prevista per il 21 ottobre.
Montse Mínguez e i fondi immobiliari
La segretaria di gruppo del PSOE, Montse Mínguez è stata al centro di un’indagine che ha rivelato un portafoglio di 30 appartamenti in affitto, gestiti dalla holding del compagno Sergi Vélez. Il valore complessivo supera i 6,2 milioni di euro, con società costituite anche a Panama. Un debito di 300.000 euro è stato condonato nel 2014, quando Mínguez era assessora all’Economia di Barcellona, alimentando accusations di conflitto d’interessi.
Óscar López e lo sfratto simbolico
Il ministro per la Trasformazione digitale, Óscar López ha autorizzato a gennaio l’esecuzione di uno sfratto contro un inquilino che, in maniera quasi ironica, aveva occupato l’appartamento precedentemente affittato a Maricarmen Abascal. Il provvedimento è stato firmato dal ministro stesso, dimostrando come la politica abitativa sia diventata strumento di contrapposizione tra potere e cittadinanza.
Cause profonde della crisi abitativa spagnola
Il fenomeno non può essere ricondotto solo a singoli casi di corruzione. Negli anni ’90 e fino al 2007, la Spagna ha vissuto una bolla edilizia senza precedenti: le banche hanno erogato 9,8 milioni di mutui, per un totale di mille miliardi di euro, e sono state costruite 6,5 milioni di abitazioni. Il prezzo medio per metro quadrato è passato da 685 a 2.057 euro in un decennio.
Con l’arrivo della crisi del 2008, i mutui concessi sono calati da oltre un milione a meno di 200 000 all’anno, lasciando migliaia di famiglie indebitate. Tra il 2007 e il 2014, i tribunali spagnoli hanno avviato 605 000 pignoramenti, di cui 425 000 si sono conclusi con l’espropriazione delle case. Nel periodo 2013-2024, sono stati eseguiti 765 000 sfratti, con una crescente percentuale di inquilini rispetto ai proprietari morosi.
Per far fronte al crollo, lo Stato ha creato il SAREB nel 2012, un organismo finanziato con circa 50 miliardi di euro di debito pubblico, che ha acquistato più di 100 000 case pignorate, per poi rivenderle a fondi di investimento internazionali. Oggi a Madrid, i fondi possiedono circa il 5 % del patrimonio immobiliare: il Blackstone ha comprato 1 860 case popolari nel 2013, poi ne ha aggiunte altre 11 000 a Madrid e 20 000 nel resto del Paese, diventando il più grande proprietario privato del territorio.
Perché l’Italia non vive una protesta analoga
In Italia, la crisi del 2008 ha avuto effetti più legati al mercato del lavoro che al mercato immobiliare. I prezzi delle case sono scesi gradualmente fino alla pandemia, e la maggior parte degli affitti (87 %) è gestita da piccoli proprietari. Solo il 13 % è gestito da società, per lo più di dimensioni ridotte, a differenza della Spagna dove i grandi fondi controllano milioni di unità.
Le proteste italiane, seppur presenti, sono rimaste circoscritte a singole città e a tematiche più specifiche, come le occupazioni di edifici a Roma o le richieste studentesche contro gli affitti universitari. Mancano, quindi, le condizioni per una mobilitazione nazionale capace di mettere sotto pressione i governi, così come avviene in Spagna.
Il prossimo voto del 29 novembre rappresenta una prova cruciale: la destra (Partito Popolare e Vox) punta a sfruttare il malcontento popolare, mentre la sinistra di Sánchez rischia di perdere consensi a causa di una percepita lentezza nella risposta alla crisi abitativa. Le misure introdotte nei nuovi decreti includono il divieto, fino al 2030, di acquisto di immobili da parte di fondi speculativi e l’obbligo di perizie indipendenti per dimostrare la non speculatività degli acquisti, ma è incerto se saranno sufficienti a stemperare la tensione.



