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23 Giugno 2026

Adeguamento Istat 2026: quanto aumentano gli affitti nelle città italiane

L’indice FOI di maggio 2026 cresce del 3,0% e scatta l’adeguamento dei canoni per i contratti che lo prevedono: in media +29 euro al mese, con punte di +57 a Milano e +44 a Roma; chi ha scelto la cedolare secca resta invece escluso dall’incremento.

Adeguamento Istat 2026: quanto aumentano gli affitti nelle città italiane

Il quadro macroeconomico di maggio 2026 ha riflessi immediati sui contratti di locazione. L’indice FOI al netto dei tabacchi pubblicato dall’ISTAT segna una variazione annua del +3,0% (indice generale 102,8, base 2026=100), dato che si traduce in un adeguamento del canone per quei contratti che contengono la relativa clausola. Allo stesso tempo, la decisione della Banca centrale europea di alzare i tassi e fissare il tasso delle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% incide indirettamente sul bilancio familiare e sul mercato dei mutui.

Adeguamento Istat: regole pratiche e chi è interessato

La rivalutazione del canone si applica solo se il contratto la prevede esplicitamente: la legge stabilisce che per le locazioni ad uso abitativo l’adeguamento può essere effettuato fino al 100% della variazione dell’indice FOI, mentre per le locazioni commerciali può essere applicato fino al 75%. I contratti stipulati con cedolare secca sono esclusi dall’adeguamento: chi ha optato per questo regime mantiene il canone invariato per tutta la durata dell’opzione, rinunciando formalmente alla rivalutazione.

Come si calcola l’aumento

La formula è lineare: si prende il canone annuo attuale e lo si moltiplica per la variazione percentuale dell’indice FOI rapportata alla quota di adeguamento prevista (100% o 75%). Il risultato è l’aumento annuo, che diviso per dodici fornisce l’incremento mensile. Per esempio, con un canone mensile di 800 euro e adeguamento al 100%, la variazione del +3,0% corrisponde a un aumento di 24 euro al mese (288 euro all’anno).

Impatto concreto sulle città e sulle famiglie

Calcolando l’adeguamento sull’importo medio di riferimento per un trilocale (stimato in 980 euro al mese nel periodo di riferimento), l’effetto medio nazionale è di circa +29 euro al mese, pari a circa 348 euro in più all’anno. Tuttavia questa media nasconde forti differenze territoriali: le grandi città con mercati locativi più cari registrano incrementi molto superiori alla media.

Aumenti nelle principali città

Milano è l’esempio più significativo: qui l’adeguamento medio per i trilocali si traduce in circa +57 euro al mese (circa 684 euro annui). Anche Roma e Como presentano livelli elevati, con un aumento medio di circa +44 euro mensili. Altri capoluoghi con rincari importanti sono Firenze (+45 euro al mese) e Venezia (intorno a +42 euro al mese). In alcune province minori l’impatto è molto più contenuto: a Caltanissetta e Vibo Valentia, per esempio, l’incremento si attesta sui +12 euro mensili.

Queste differenze derivano dalla combinazione tra il prezzo di base della locazione in ogni città e la stessa percentuale di adeguamento: un mercato con canoni già elevati vedrà tradursi la stessa percentuale FOI in un valore assoluto maggiore.

Effetti sui diversi profili di locatori

Per i proprietari che scelgono il regime ordinario (IRPEF) l’adeguamento consente di recuperare potere d’acquisto eroso dall’inflazione, ma comporta la necessità di gestire la dichiarazione dei redditi ordinaria e la tassazione progressiva. Chi ha optato per la cedolare secca gode invece di semplicità e aliquota fissa, ma perde la possibilità di aggiornare il canone in fasi di inflazione crescente: con un indice che sale al +3,0% la rinuncia all’adeguamento diventa un costo effettivo in termini reali.

Infine, è importante ricordare che l’adeguamento può anche determinare un ribasso se l’indice dovesse scendere: la stessa regola matematica opera in senso opposto quando l’inflazione diminuisce.

Per i conduttori l’aumento si traduce in una pressione aggiuntiva sul bilancio familiare, soprattutto per chi è soggetto al rinnovo annuale del canone nei contratti di tipo 4+4. Per i locatori, invece, la scelta tra cedolare e regime ordinario andrebbe rivista alla luce delle prospettive di inflazione e della situazione fiscale personale.

Valentina Mariani
Autore

Valentina Mariani

Valentina Mariani, veronese, concepì una mini-collezione di arredi dopo un allestimento al Teatro Romano: oggi produce contenuti di stile per spazi domestici. In redazione favorisce estetiche minimaliste e porta sempre una campionatura di tessuti che testimonia scelte cromatiche personali e professionali.