Dopo anni di crescita sostenuta, il mercato degli affitti transitori in Italia mostra i primi segnali di stabilizzazione. Secondo le ultime rilevazioni, i canoni per contratti di durata compresa tra 30 giorni e 18 mesi sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, con un incremento medio dell’1% su base nazionale.
Questo dato rappresenta un cambiamento significativo rispetto al passato, quando i canoni degli affitti transitori erano aumentati del 35% dal 2026. La stabilizzazione attuale indica che il mercato sta cercando un nuovo equilibrio dopo un periodo di forte espansione.
Milano e Firenze: un rallentamento significativo
Milano e Firenze, due delle città più care per gli affitti transitori, hanno registrato un rallentamento nei canoni. Milano, con un canone medio di 25,50 euro al metro quadrato mensili, ha visto una diminuzione dell’1% rispetto all’anno precedente. Firenze, con un canone medio di 23,30 euro al metro quadrato mensili, ha registrato un rallentamento del 2% dal 2026.
Questi dati contrastano con la crescita significativa registrata in passato: a Milano i canoni sono aumentati del 34% dal 2026, mentre a Firenze sono saliti del 55% in cinque anni. Il rallentamento attuale potrebbe essere un segnale di saturazione del mercato in queste città.
Roma e Torino: la crescita continua
Al contrario, Roma e Torino continuano a registrare un aumento dei canoni per gli affitti transitori. Roma, con un canone medio di 21,9 euro al metro quadrato mensili, ha visto un incremento del 4% nell’ultimo anno e del 51% dal 2026. Torino, con un canone medio di 20,5 euro al metro quadrato mensili, ha registrato un aumento dell’11%.
Questa crescita è attribuibile a una forte pressione abitativa, con una domanda in aumento e un’offerta limitata. A Roma, ad esempio, la domanda è cresciuta del 4% a fronte di un calo dell’offerta del 10%. A Torino, la domanda è aumentata dell’8% con un’offerta in leggero calo.
Dinamiche diverse nelle città provinciali
Le città provinciali e universitarie mostrano dinamiche più variabili. Trieste, ad esempio, ha registrato un aumento del 29% dei canoni nell’ultimo anno, trainato da un’impennata della domanda del 26%. Al contrario, Messina ha visto un calo dell’11% dei canoni, nonostante una domanda in aumento del 39% e un’offerta in calo del 26%.
Queste differenze riflettono le diverse pressioni demografiche ed economiche locali. Le città universitarie e industriali tendono a registrare aumenti più significativi, mentre le città con un mercato immobiliare più stabile mostrano una maggiore stabilità nei canoni.
Mentre alcune città mostrano segnali di stabilizzazione, altre continuano a registrare una crescita significativa. Questo scenario offre opportunità diverse per inquilini e investitori, a seconda delle specifiche dinamiche locali.



