Il settore alberghiero italiano è in fermento. Nei primi tre mesi del 2026, le acquisizioni hanno raggiunto i 370 milioni di euro, con 200 milioni destinati a progetti di riconversione. Questo dato emerge da un report di JLL Italia, che evidenzia come l’80% degli operatori preveda di aumentare gli investimenti in buona parte della Penisola. I capitali arrivano non solo dall’Europa, ma anche dall’Asia, dal Medio Oriente e dal Sud America.
Le opportunità di crescita nel settore alberghiero
L’Italia, pur essendo il primo Paese in Europa per numero di hotel, ha una delle più basse percentuali di penetrazione di catene alberghiere. Questa frammentazione, dove dominano strutture indipendenti a conduzione familiare, rappresenta un’opportunità di crescita. Quasi l’80% degli investitori, tra istituzionali, private equity e family office, prevede di aumentare la propria esposizione agli hotel italiani nei prossimi 12-24 mesi. Il 75% di essi sono net buyer, ovvero puntano più ad acquisire che a vendere.
Le strategie degli investitori
Il prodotto hotel è cambiato negli anni: i clienti richiedono sempre più qualità e servizi, le tariffe si sono alzate e c’è bisogno di investimenti che una proprietà familiare spesso non può portare avanti. Gli operatori con un’esposizione bassa all’Italia mostrano l’interesse più significativo nell’aumentare la propria quota in portafoglio di hotel, mentre chi ha un’elevata esposizione punta più a stabilizzare i propri investimenti o a una crescita moderata.
Le località più ambite
Secondo il report, circa il 75% degli investitori punta su strategie value-add, quindi a strutture da riqualificare o da riclassificare. Le gateway city come Roma, Milano, Venezia e Firenze, insieme a destinazioni di lusso come il Lago di Como, Taormina, la Costa Smeralda, Portofino, Cortina e la Costiera Amalfitana, sono tra le località più ambite. Anche alcune zone della Puglia stanno attirando l’attenzione degli investitori.
Le differenze tra gli investitori
I proprietari-gestori e gli investitori privati preferiscono strategie di lungo termine, mentre gli investitori istituzionali cercano di bilanciare i propri investimenti. I private equity, invece, si concentrano su strategie value-add. A livello geografico, i capitali italiani cercano stabilità o una crescita moderata, quelli paneuropei mostrano il maggior interesse verso un’espansione sostenuta, mentre quelli multiregionali o globali esprimono una tendenza alla selettività.
Le opportunità non si limitano alle località più famose. Il Lago Maggiore, la Sicilia e le zone vinicole come la Valpolicella, il Monferrato e le colline del Prosecco offrono potenzialità interessanti. Anche le secondary city come Torino, Verona, Bologna, Bergamo e Napoli, con il loro importante patrimonio artistico-culturale, sono ancora sottosviluppate dal punto di vista alberghiero.



