Trovare una casa in affitto nelle Marche sta diventando un’impresa sempre più ardua. La domanda supera di gran lunga l’offerta, con liste d’attesa interminabili per l’edilizia pubblica e prezzi che continuano a salire. La situazione è particolarmente critica nelle aree costiere, ma anche nelle zone interne della provincia di Fermo.
Il fenomeno degli affitti brevi e dei B&B sta contribuendo a peggiorare la situazione. Negli ultimi anni, il numero di appartamenti ad uso turistico è quasi quadruplicato, passando da 185 nel 2026 a 660 nel 2026. Questo boom, però, non è visto come la principale causa della crisi abitativa.
La situazione attuale del mercato immobiliare
Secondo i dati del portale Idealista nel secondo trimestre del 2026 i canoni di locazione nelle Marche sono aumentati del 4,2%, raggiungendo un prezzo medio di 15,4 euro al metro quadro. Si tratta del livello più alto mai registrato dal 2012. La città di Pesaro è quella con i prezzi più alti.
La difficoltà di trovare alloggi in affitto è evidente anche dai numeri: nel 2026, il Comune di Fermo ha ricevuto 230 domande per il sostegno al pagamento degli affitti. Questo dimostra come la crisi abitativa sia diventata una realtà concreta per molti cittadini.
Le cause della crisi abitativa
Secondo Sandro Serena, presidente provinciale di Asppi l’Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari, la disponibilità di alloggi c’è, ma la domanda è troppo alta. Molti proprietari sono scoraggiati dall’affittare a causa della paura di non riuscire a riottenere l’immobile in caso di morosità. Tuttavia, Serena sottolinea che le liti stanno diminuendo e si riesce quasi sempre a trovare una mediazione.
Un altro fattore che contribuisce alla crisi è il taglio dei contributi statali per la morosità incolpevole. Il Piano casa recentemente varato dal Governo, secondo Serena, non riuscirà ad avere un impatto significativo.
Il ruolo degli affitti a canone concordato
Gli accordi per affitti a canone concordato, stipulati in gran parte dei Comuni, stanno funzionando bene. Questo strumento incentiva gli affitti di lungo periodo, soprattutto se le amministrazioni accordano una riduzione consistente dell’IMU. Quasi tutti i maggiori Comuni della provincia hanno sottoscritto protocolli in questo senso, anche se c’è ancora molta sensibilità minore nei piccoli centri.
Le soluzioni possibili
Secondo Renzo Paccapelo di Confabitare l’incremento di immobili ad uso turistico non ha un impatto decisivo sul problema casa. A livello fiscale, queste formule di ricettività possono arrivare a una tassazione fino al 46%, il che non è certo conveniente. La carenza di alloggi, però, rimane e l’emergenza abitativa sta diventando endemica.
Serena suggerisce che la soluzione potrebbe venire dal recupero di immobili inutilizzati. Più che costruire, la svolta sta in un piano serio e strutturato di recupero dell’esistente. Questo approccio potrebbe aiutare a incrementare la disponibilità di alloggi e a mitigare la crisi abitativa.



