In Italia le seconde abitazioni superano i dieci milioni di unità, secondo le ultime statistiche del Dipartimento delle Finanze e dell’Agenzia delle Entrate. Di questi, circa 3,6 milioni sono affittati a terzi, meno di 800.000 sono concessi in uso gratuito e i restanti 5,7 milioni rimangono a disposizione del proprietario senza un utilizzo specifico. Le cosiddette case vacanza, che rappresentano quasi sei milioni di immobili, devono ora fare i conti con una revisione significativa delle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni.
Riduzione delle agevolazioni per le case vacanza dal 2025
Dal 1° gennaio 2025 il beneficio massimo del 50% è riservato esclusivamente alle abitazioni principali. Per le case vacanza, la soglia scende al 36% su tre principali bonus: l’ecobonus (sostituzione di infissi, installazione di pompe di calore), il bonus ristrutturazioni base (lavori su muratura e impianti) e il sismabonus (interventi antisismici). La riduzione si applica anche alle locazioni a terzi, senza distinzione tra utilizzo gratuito o a pagamento.
Eccezione del bonus mobili al 50%
Un’eccezione importante riguarda il bonus mobili. Nel 2026 è previsto un rimborso del 50% su arredi e grandi elettrodomestici, con un tetto di spesa di 5.000 euro. La detrazione è valida a patto che i lavori di recupero dell’immobile siano iniziati dal 1° gennaio 2025, indipendentemente dal fatto che la proprietà sia primaria o secondaria. In questo caso, la differenziazione tra prima e seconda casa scompare, mantenendo l’aliquota più alta.
Manovra 2027 e conferma dei bonus per la prima casa
La previsione di un ulteriore taglio per il 2027, che avrebbe ridotto al 36% le detrazioni sulla prima abitazione e al 30% su quelle secondarie, è stata annullata. La Manovra approvata dal Consiglio dei Ministri, con una dotazione di circa 26 miliardi di euro, conferma le detrazioni attuali per il prossimo anno. Ciò significa che il 50% per la prima casa e il 36% per le seconde rimarranno invariati, garantendo stabilità a famiglie, imprese edili e artigiani.
Questa decisione evita un ulteriore deterioramento del credito fiscale in un contesto di finanze pubbliche già tese. Tuttavia, le case vacanza continueranno a beneficiare solo del 36%, rendendo più oneroso il recupero dei costi dei lavori di ristrutturazione rispetto alle abitazioni principali. Gli esperti consigliano, quindi, di programmare gli interventi il prima possibile, poiché le future manovre potrebbero introdurre ulteriori riduzioni.



