Il Piano Casa 2026 rappresenta un intervento decisivo per affrontare la crisi abitativa che affligge le grandi città italiane. Con l’approvazione definitiva del decreto, il governo ha introdotto una serie di misure volte a garantire l’accesso alla casa per lavoratori, studenti e categorie vulnerabili.
Tra le novità più rilevanti vi sono gli affitti calmierati per i lavoratori fuori sede, il rifinanziamento del fondo per gli studenti universitari e il recupero degli immobili pubblici inutilizzati. Questi interventi mirano a incrementare l’offerta di edilizia convenzionata e a sostenere le fasce più deboli della popolazione.
Affitti calmierati: chi ne beneficia
Una delle modifiche più significative riguarda l’ampliamento della platea dei beneficiari degli alloggi a canone calmierato. Oltre ai lavoratori fuori sede, potranno accedere a queste agevolazioni anche i dipendenti pubblici impegnati nei servizi essenziali, come insegnanti, personale sanitario e forze dell’ordine.
L’obiettivo è favorire la permanenza di queste professionalità nelle aree caratterizzate da maggiore tensione abitativa, dove il costo degli affitti rischia di diventare un ostacolo insormontabile. La misura si inserisce nel più ampio progetto di incremento dell’offerta di edilizia convenzionata, che rappresenta uno dei cardini del decreto.
Fondi per gli studenti universitari
Il Piano Casa 2026 rifinanzia con 8,5 milioni di euro per il 2026 il fondo destinato agli studenti universitari fuori sede. Potranno beneficiarne gli iscritti agli atenei statali appartenenti a nuclei familiari con ISEE non superiore a 20 mila euro e che non ricevono altri contributi pubblici per l’alloggio.
L’intervento arriva in un momento in cui la domanda di alloggi per studenti è in costante crescita, rappresentando ormai oltre il 14% dei contratti di locazione stipulati nelle principali città universitarie. Nonostante l’offerta continui a essere insufficiente, i canoni hanno continuato a salire, seppure a un ritmo più contenuto rispetto agli anni precedenti.
Recupero degli immobili pubblici
Il cuore del Piano Casa resta il recupero del patrimonio pubblico esistente. L’obiettivo è riportare sul mercato circa 60 mila alloggi pubblici oggi inutilizzati, degradati o inagibili attraverso un programma straordinario di recupero e manutenzione.
Il governo punta a rimettere in circolo migliaia di alloggi oggi inutilizzati o inagibili attraverso un programma straordinario di manutenzione e riqualificazione. A coordinare la ricognizione degli immobili pubblici sarà il commissario straordinario Felice Squitieri, nominato fino al 31 dicembre 2027.
Le risorse per il recupero degli immobili saranno assegnate direttamente ai Comuni, che potranno diventare destinatari diretti dei finanziamenti. Una parte importante dei finanziamenti coinvolge anche i fondi destinati alla rigenerazione urbana.
Addio alla corsia privilegiata per i fondi esteri
Tra le correzioni più significative apportate al testo c’è la cancellazione della corsia preferenziale inizialmente prevista per gli investitori stranieri. Le procedure accelerate e le semplificazioni amministrative non saranno più riservate ai fondi provenienti dall’estero, ma resterà il requisito dimensionale: potranno accedere al percorso semplificato soltanto gli interventi di valore superiore a un miliardo di euro.
Questa modifica punta a evitare disparità di trattamento tra investitori italiani e stranieri, anche se continua a lasciare fuori gran parte delle operazioni immobiliari di dimensioni medio-piccole.
Più spazio a negozi, servizi e alberghi
Le operazioni di edilizia convenzionata potranno essere integrate con attività commerciali, servizi e strutture ricettive. La quota minima del 70% di edilizia convenzionata richiesta per ottenere le agevolazioni del decreto verrà calcolata esclusivamente sulla componente residenziale.
In pratica, negozi, uffici e alberghi non entreranno nel conteggio, rendendo più semplice costruire progetti urbani misti e potenzialmente più sostenibili dal punto di vista economico.
Resta per il momento congelata l’operazione che avrebbe dovuto trasferire circa un miliardo di euro derivante dalla rimodulazione di risorse Pnrr al Fondo nazionale per l’abitare. L’emendamento è stato ritirato durante l’esame parlamentare, ma il Ministero delle Infrastrutture ha fatto sapere che è già stata individuata una soluzione normativa per recuperare successivamente le risorse e destinarle comunque al Piano Casa.



