La mostra Nordic Table design al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza fino al 10 gennaio 2027, celebra l’evoluzione sociale dei Paesi nordici attraverso le opere di artiste e progettiste. Il percorso espositivo analizza come oggetti quotidiani in cucina abbiano unito estetica, funzionalità e messaggi politici tra il 1900 e il 1970.
Il tavolo da pranzo, secondo la curatrice Fabia Masciello rappresenta uno spazio concreto per decidere il proprio modo di abitare il mondo. La mostra mette in luce una silenziosa rivoluzione femminile che ha trasformato il design in uno strumento democratico, rendendo la bellezza un diritto accessibile a tutti.
Le radici del design democratico e il ruolo delle donne
Il movimento che ha caratterizzato lo stile nordico trova le sue basi nel riconoscimento precoce dei diritti femminili e nella parità di genere nel lavoro. Paesi come DanimarcaFinlandiaSvezia e Norvegia hanno favorito una consapevolezza sociale che ha permesso un’evoluzione più rapida rispetto ad altre regioni.
In Svezia il concetto di design democratico si è affermato grazie a movimenti progressisti e riformatori. Figure come Sophie Leijonhufvud Adlersparre e Rosalie Roos Olivecrona hanno fondato nel 1859 la prima rivista femminile dei Paesi nordici chiamata Tidskrift för hemmet. Questa pubblicazione affrontava temi di istruzione, leggi, lavoro e situazione sociale delle donne.
L’educatrice Ellen Key ha sostenuto la bellezza come strumento di formazione e progresso per la comunità. La sua visione promuoveva l’idea che circondarsi di colori e forme armoniose rendesse le persone più gioiose e amichevoli.
Dalla produzione industriale alla democratizzazione della bellezza
Il principio cardine della mostra afferma che la bellezza non deve essere confusa con il lusso ostacolante. Il pamphlet Bellezza per tutti del 1899 di Ellen Key ribadisce che la bellezza non è una stravaganza ma un requisito per il miglioramento della società.
Diverse donne designer hanno concretizzato questa visione lavorando all’interno di fabbriche di ceramiche e utensili. Louise Adelborg nonostante le origini aristocratiche, scelse una strada progressista come progettista presso Rörstrand. In Danimarca le ceramiste Effie Hegermann-Lindencrone e Fanny Garde divennero abili decoratrici con la tecnica del sottosmalto per la ditta Bing & Grøndahl.
In FinlandiaAino Marsio Aalto ideò la linea Bölgeblick dove i bicchieri e i piatti in vetro economico trovavano un equilibrio perfetto. Altri nomi rilevanti includono la norvegese Nora Gulbrandsen prima dirigente di un dipartimento di design industriale, e Raija Uosikkinen che ideò il decoro Emilia per la serie Kilta della ditta Arabia.
Le designer svedesi Hertha Bengtson e Marianne Westman hanno saputo bilanciare sensibilità artistica e valore estetico. Quest’ultima realizzò per la Rörstrand serie iconiche come Frisco e Mon Amie. Questi lavori dimostrano come l’arte delle donne lavoratrici potesse trasformare la produzione industriale in un messaggio di inclusione sociale.
Evoluzione tecnologica e nuove abitudini di consumo
Il passare degli anni e il crescente coinvolgimento delle donne nel mondo del lavoro hanno modificato le priorità del design. Gli aspetti privilegiati sono diventati la praticità e la funzionalità senza sacrificare l’estetica. Sono nate così soluzioni per oggetti multiuso, impilabili o pensati per essere lavati con facilità con l’avvento della lavastoviglie.
L’innovazione ha portato anche alla creazione di utensili capaci di passare direttamente dal forno alla tavola. Progettiste come la finlandese Ulla Procopé e la norvegese Turi Gramstad Oliver hanno dimostrato grande creatività in questo ambito. Verso la fine degli anni Settanta, l’accelerazione verso la cultura pop ha introdotto colori accesi e brillanti grazie al lavoro di Inger Persson e Kaija Aarikka.
Contemporaneamente è nata una nuova consapevolezza ambientale che ha riportato in auge materiali naturali e colorazioni sobrie. In questo contesto si inserisce la pentola Ildpot della designer danese Grethe Sørensen.



