Il mercato delle locazioni in Italia sta vivendo una fase di forte conflitto. Da una parte i piccoli proprietari spesso pensionati che possiedono uno o due unità immobiliari, dall’altra i sindacati degli inquilini, rappresentati dal SUNIA, che chiedono nuove restrizioni. La discussione si è intensificata sia a Ravenna, nel Nord, sia a Palermo, nel Sud, dove le difficoltà di chi cerca casa stanno diventando una delle cause principali dell’impoverimento delle famiglie.
Ravenna: la posizione dell’ASPPI contro le proposte del SUNIA
L’Associazione dei piccoli proprietari immobiliari (ASPPI) ha risposto alle affermazioni del presidente del SUNIA Ravenna, Alberto Mazzoni, definendo ingiusta l’attribuzione di colpa ai proprietari per lo sfitto e per gli affitti brevi. Secondo l’ASPPI, la maggior parte dei proprietari è costituita da anziani che, oltre alla propria casa, affittano una o due unità per integrare un reddito modesto, non per arricchirsi. L’associazione ha sottolineato che le recenti proposte regionali e comunitarie, volte a penalizzare le locazioni turistiche e quelle studentesche, colpirebbero soprattutto chi cerca stabilità economica.
Le critiche alle misure sui contratti concordati
Il SUNIA aveva avanzato, a novembre 2025, una serie di norme sui contratti concordati (3+2), ritenute dall’ASPPI irrecepibili perché avrebbero ulteriormente limitato la capacità dei proprietari di affittare a lungo termine. L’associazione ha evidenziato che tali misure avrebbero penalizzato i contratti più sicuri per gli inquilini, riducendo la disponibilità di abitazioni e spingendo molti proprietari a vendere o a non mettere più a reddito gli immobili. Inoltre, ASPPI ha chiesto un intervento più incisivo del governo per garantire che il canone sia sempre pagato, suggerendo l’introduzione di garanzie assicurative e meccanismi bancari.
Palermo: il Sunia denuncia il “costo della casa” nella protesta contro il carovita
Nel sud, il segretario generale del Sunia CGIL Palermo, Roberto Alosi, ha portato il tema dell’aumento dei canoni alla manifestazione organizzata dalla CGIL il 14 ottobre, evidenziando come la spesa per l’abitazione stia erodendo il reddito disponibile di migliaia di famiglie. A Palermo, più di 260.000 nuclei familiari vivono in condizioni di precarietà abitativa, con una domanda di edilizia residenziale pubblica ben superiore all’offerta disponibile. Nel mercato privato i canoni sono cresciuti notevolmente, mentre una parte consistente del patrimonio immobiliare rimane vuota o inutilizzata, aggravata dalla pressione delle locazioni turistiche.
Il divario tra immobile vuoto e domanda abitativa
Alosi ha sottolineato la contraddizione tra case inutilizzate e famiglie incapaci di accedere a un alloggio a prezzo sostenibile. Il problema, secondo il Sunia, non si limita più alle fasce più deboli: anche lavoratori, pensionati, giovani e famiglie a reddito medio stanno incontrando difficoltà nel sostenere le spese di affitto, le utenze e gli oneri accessori. Il sindacato ha chiesto interventi per recuperare gli immobili pubblici in stato di degrado, rendere più efficiente il patrimonio privato e limitare l’eccessivo sviluppo degli affitti brevi nelle zone più richieste.
Le analisi recenti mostrano che, negli ultimi cinque anni, il mercato delle case a Ravenna ha perso circa mille contratti tradizionali a causa della crescita degli Affitti temporanei. Gli effetti si sono moltiplicati con l’apertura della facoltà di Medicina, che ha introdotto centinaia di studenti in cerca di sistemazioni rapide. Il passaggio generazionale dei proprietari, da una logica di stabilità a una orientata alla massimizzazione dei profitti, ha ulteriormente alimentato il fenomeno.
Entrambi i fronti, quello emiliano e quello siciliano, convergono sulla necessità di una politica della casa che preveda la costruzione massiva di alloggi popolari, il recupero di immobili inutilizzati e la garanzia di pagamento del canone tramite strumenti assicurativi. L’appello è rivolto al Governo e alle autorità regionali affinché intervengano con misure concrete, evitando provvedimenti “capestro” che spingono i proprietari a vendere o a non affittare più. Solo così sarà possibile ricostruire la fiducia tra chi possiede gli immobili e chi ne ha bisogno.



