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30 Maggio 2026

Spese notarili seconda casa: calcolo completo e esempi

Una guida pratica per conoscere tutte le voci di costo, capire il ruolo di imposte e onorari e preparare il budget per l'acquisto di una seconda casa

Spese notarili seconda casa: calcolo completo e esempi

Acquistare una seconda casa comporta costi che spesso sorprendono: non è tanto l’onorario del professionista a fare la differenza, ma le imposte applicate. In questo articolo vedremo le singole voci che compongono le spese notarili, il funzionamento del sistema prezzo-valore e l’impatto dell’imposta sostitutiva sul mutuo. L’obiettivo è fornire numeri e spiegazioni chiare per capire quanto denaro bisogna avere a disposizione al momento della stipula.

Composizione delle spese dal notaio

Il totale che paghi al notaio è il risultato dell’unione di tre elementi principali: l’onorario del notaio, le imposte (che variano molto tra prima e seconda casa) e le cosiddette spese vive. Le spese vive comprendono visure, bolli, certificati e contributi alla cassa notarile e sono in genere simili per tutte le compravendite. Per capire l’entità della spesa è utile separare queste componenti e stimarle singolarmente: mentre l’onorario è negoziabile, le imposte hanno aliquote fissate dalla normativa e rappresentano la quota più consistente per la seconda casa.

Onorario del notaio

L’onorario del notaio è liberamente determinato dal professionista in base al valore dell’immobile e alla complessità dell’atto. Indicativamente, per una compravendita si possono avere fasce come: fino a 100.000 euro, importi tra 1.500 e 2.500 euro; fino a 200.000 euro, range 2.000-3.000 euro; oltre 400.000 euro, si sale a 3.500-6.000 euro. Se si stipula anche un mutuo, si aggiunge l’onorario per l’atto di finanziamento, normalmente tra 800 e 2.000 euro a seconda dell’importo. Ricorda che ottenere preventivi scritti da più notai può ridurre il costo finale.

Imposte: cosa cambia rispetto alla prima casa

Per la seconda casa le aliquote fiscali sono sensibilmente più alte. L’imposta di registro sale al 9% e si calcola sul valore catastale, mentre per la prima casa l’aliquota agevolata è al 2%. Il valore catastale si ottiene moltiplicando la rendita catastale per un coefficiente: 126 per la seconda casa (contro 115,5 per la prima). Oltre al registro, esistono le imposte ipotecarie e catastali (spesso fisse in caso di acquisto da privato) e l’imposta sostitutiva sul mutuo che per la seconda casa è tipicamente del 2% sull’importo finanziato.

Acquisto da impresa e IVA

Se l’immobile è venduto da un’impresa con applicazione dell’IVA, il calcolo fiscale cambia: l’IVA per la seconda casa è generalmente del 10% sul prezzo di vendita, mentre le imposte di registro, ipotecaria e catastale assumono importi fissi (ad esempio 200 euro ciascuna). Facendo un esempio pratico: per un prezzo di 200.000 euro, l’IVA al 10% è pari a 20.000 euro, più le tasse fisse per l’atto; questa soluzione risulta spesso più onerosa rispetto all’acquisto da privato, dove l’imposta del 9% si applica sul valore catastale, che può essere molto inferiore al prezzo di mercato.

Esempi numerici e consigli per risparmiare

Per rendere concreto il confronto: acquistando da privato una casa con prezzo di vendita 200.000 euro e rendita catastale di 700 euro, il valore catastale per la seconda casa è 700 x 126 = 88.200 euro; l’imposta di registro al 9% risulta quindi circa 7.938 euro, più imposte fisse ipotecarie e catastali di 50 euro ciascuna. Aggiungendo l’imposta sostitutiva su un mutuo di 150.000 euro (2%), si pagheranno 3.000 euro. Sommando onorari e spese vive, la spesa iniziale può facilmente superare i 13.000-16.000 euro su un acquisto da 200.000 euro.

Per limitare l’esborso: chiedi almeno tre preventivi notarili, controlla la rendita catastale prima di fare un’offerta, valuta se l’immobile può beneficiare delle agevolazioni prima casa (se trasferirai la residenza entro 12 mesi o venderai la prima casa entro l’anno) e preferisci, quando possibile, l’acquisto da privato anziché da impresa con IVA. Infine, concordare un unico atto per immobile e pertinenze può ridurre l’onorario complessivo. Con una corretta pianificazione si riduce il rischio di sorprese al rogito.

Francesca Spadaro
Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.