Perché le seconde case sono la scelta per le vacanze vicine

Con restrizioni, prezzi e timori per i voli gli italiani privilegiano le seconde case: una tendenza tra economia, resilienza e turismo vicino

Molti che sognavano di perdersi in Patagonia come Bruce Chatwin o di cercare il Craigh na Dun sulle orme di Jamie e Claire hanno probabilmente ripiegato su mete più prossime. Il panorama del villaggio dove venivano spese le estati o la casa che il nonno aveva conservato non sono più solo ricordi, ma alternative concrete a viaggi lontani.

In quest’ottica la seconda casa si trasforma in risorsa pratica: offre flessibilità, costi contenuti e la possibilità di evitare i disagi di trasferimenti a lungo raggio.

Il quadro statistico conferma il riposizionamento. L’ultimo rapporto dell’Osservatorio AIDIT Federturismo Confindustria, datato 21 aprile 2026, evidenzia

che il mercato del turismo organizzato è in contrazione: il 94,3% delle agenzie segnala un calo di prenotazioni e il 70,3% parla di una riduzione molto significativa. Queste cifre, insieme alle segnalazioni di Federconsumatori sull’aumento dei costi a Pasqua e all’allarme sul jet fuel,

spiegano perché i viaggi di lunga percorrenza siano difficili da sostenere: voli cancellati o ridotti e tariffe in aumento spingono verso soluzioni più vicine.

Perché scegliere una casa di famiglia

La seconda casa offre vantaggi concreti rispetto a un B&B o a un hotel: prezzo totale inferiore quando si viaggia con la famiglia, maggiore flessibilità e la libertà di organizzare i giorni senza vincoli. Per chi dispone di una proprietà il risparmio sui costi di trasporto e sui servizi è evidente. Inoltre, la dimensione affettiva di tornare in luoghi conosciuti rende la vacanza meno stressante: il divano consumato, la cucina non all’ultimo grido e l’assenza di tecnologia all’avanguardia diventano accettabili quando l’obiettivo è riposare e ritrovare un ritmo diverso.

Numeri e diffusione

In Italia il patrimonio di seconde case è consistente: l’Agenzia delle Entrate conteggia circa 5,5 milioni di immobili con questa destinazione, mentre altre stime superano i 9 milioni a seconda dei criteri di classificazione. Circa il 26% dei proprietari possiede quindi una casa oltre a quella principale. Le province con maggiore concentrazione sono Roma (215mila), Torino (177mila), Cosenza (126mila) e Lecce (117mila), segno che la presenza capillare di questi immobili copre sia le coste sia l’entroterra.

Domanda, prezzi e disponibilità

L’aumento della domanda locale può creare effetti collaterali: i microcampionamenti dei ponti di primavera hanno mostrato come molte strutture ricettive si saturino più rapidamente rispetto all’anno precedente. Secondo esperti come Michele Costabile, la situazione si muove tra fattori di pressione dall’incertezza psicologica e la necessità di un riequilibrio verso la resilienza territoriale. Stefano Zerbi del Codacons avverte che, a parità di domanda, scattano le leggi del mercato: prezzi dinamici e maggiori rincari per servizi e strutture.

Impatto sulle scelte

Di conseguenza molti utenti privilegiano le vacanze in Italia (57,7%) e mete a poca distanza, per contenere le spese e ridurre i rischi legati a cambi di programma. L’uso dell’auto o del treno sostituisce spesso l’aereo, nonostante i problemi di percorrenza come ritardi e guasti ferroviari o i costi elevati di benzina e diesel per le auto. Questa dinamica alimenta una domanda di soggiorni più lunghi e di soluzioni autonome, favorendo il riutilizzo delle case di famiglia.

Il ritorno al turismo slow e al paesello

La scelta di riaprire la casa di paese o il casolare in campagna è anche una risposta al desiderio di vacanze più lente, economiche e sostenibili. Il fenomeno dei Cammini e la riscoperta di borghi testimoniano una preferenza per itinerari che privilegiano l’esperienza e il benessere mentale piuttosto che il lusso ostentato. Anche la cultura pop ha dato il suo segno: canzoni come la collaborazione di Serena Brancale, Levante e Delia intitolata “Quando torno al mio paese” raccontano con leggerezza l’appeal del ritorno alle origini.

In conclusione, la tendenza verso le seconde case combina elementi economici, logistici ed emotivi: riduce i costi, limita i rischi del viaggio e facilita una vacanza più rigenerante. Che si tratti di un borgo con qualche arredo vintage o di una casa al mare con la televisione non aggiornata, l’importante per molti sarà ritrovare un luogo dove sentirsi a casa, praticare il turismo di resilienza e godere di ferie vicine ma significative.

Scritto da Elena Parisi

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