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30 Luglio 2026

Imposta catastale: quando si paga e come si calcola

L’imposta catastale è un tributo che accompagna ogni passaggio di proprietà di un immobile. Scopri quando si paga, come si calcola e le differenze con l’imposta ipotecaria.

Imposta catastale: quando si paga e come si calcola

Quando acquisti, erediti o ricevi in donazione un immobile, è importante conoscere i dettagli dell’imposta catastale. Questo tributo, spesso confuso con l’imposta ipotecaria, è dovuto ogni volta che cambia l’intestazione di un immobile nei registri del catasto. Vediamo insieme quando si paga, come si calcola e perché è fondamentale distinguerla da altre imposte.

L’imposta catastale è disciplinata dal Testo unico delle disposizioni concernenti le imposte ipotecaria e catastale (D.Lgs. 347/1990), in particolare all’articolo 10. Si applica esclusivamente ai beni immobili e non riguarda beni mobili, denaro o titoli.

Quando si paga l’imposta catastale?

Il momento del pagamento dipende dal tipo di atto che trasferisce la proprietà. Nella compravendita l’imposta catastale si versa al momento del rogito notarile. Il notaio la calcola, la incassa e la versa all’Agenzia delle Entrate tramite il modello unico informatico.

L’importo dipende da chi vende. Se acquisti da un privato o da un’impresa che vende in esenzione IVA, l’imposta catastale è fissa a 50 euro, sia con le agevolazioni prima casa sia senza. Se acquisti da un’impresa costruttrice con vendita soggetta a IVA, l’imposta catastale sale a 200 euro, indipendentemente dalle agevolazioni.

Successione e donazione

Nella successione l’imposta catastale si paga insieme alla dichiarazione di successione, entro 12 mesi dal decesso. In questo caso, l’aliquota è proporzionale: l’1% del valore dell’immobile, con un minimo di 200 euro. Se l’erede ha i requisiti prima casa su quell’immobile, l’imposta catastale si applica in misura fissa anche in successione.

Se ricevi un immobile in donazione l’imposta catastale segue le stesse regole della successione: 1% del valore con minimo di 200 euro, oppure importo fisso se ricorrono le condizioni prima casa.

Differenze tra imposta catastale, ipotecaria e tassa ipotecaria

Spesso si crea confusione tra queste tre voci, che compaiono nello stesso atto ma hanno scopi diversi. L’imposta catastale riguarda l’aggiornamento dell’intestazione presso il catasto, mentre l’imposta ipotecaria riguarda la trascrizione dell’atto nei registri immobiliari, rendendo l’acquisto opponibile a terzi.

La tassa ipotecaria è un tributo minore e distinto, dovuto per le operazioni di trascrizione e voltura in successione. In genere, ammonta a 35 euro per la trascrizione e 55 euro per la voltura, per un totale di 90 euro.

In pratica, imposta catastale e imposta ipotecaria viaggiano quasi sempre insieme nello stesso atto, ma colpiscono adempimenti diversi: la prima l’aggiornamento catastale, la seconda la trascrizione nei registri immobiliari.

Come si calcola l’imposta catastale?

Il calcolo cambia in base al tipo di atto e alla presenza delle agevolazioni. Nella compravendita, l’imposta catastale non è mai proporzionale al prezzo: è sempre un importo fisso, sia per la prima sia per la seconda casa.

Ecco un riassunto schematico relativo al suo importo:

  • Prima casa, acquisto da privato: 50 euro;
  • Prima casa, acquisto da impresa con IVA: 200 euro;
  • Seconda casa, acquisto da privato: 50 euro;
  • Seconda casa, acquisto da impresa con IVA: 200 euro.

Nella successione e nella donazione, il calcolo è proporzionale, salvo agevolazioni all’aliquota dell’1% sul valore dichiarato dell’immobile. È previsto un importo minimo di 200 euro, anche se l’1% darebbe una cifra inferiore. Un importo fisso di 200 euro si applica se l’erede o il donatario ha i requisiti prima casa su quell’immobile.

Il valore su cui si calcola l’imposta, in genere, coincide con il valore catastale rivalutato, secondo i coefficienti previsti dalla normativa sull’imposta di registro, richiamata dallo stesso D.Lgs. 347/1990.

Prima di firmare un atto di compravendita, di successione o di donazione, un confronto con un professionista ti permette di verificare quale aliquota si applica al tuo caso specifico e se hai diritto alle agevolazioni prima casa. Se hai dubbi su un atto già firmato o da firmare, rivolgiti a un notaio o a un avvocato per una valutazione puntuale della tua situazione.

Emanuele Tassinari
Autore

Emanuele Tassinari

Emanuele Tassinari, restauratore torinese, trasformò il recupero di un portone settecentesco in un caso-studio pubblicato: in redazione guida le rubriche sul restauro e le tecniche tradizionali. Tiene un diario tecnico con annotazioni sulle finiture storiche che usa come riferimento in ogni servizio.