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14 Giugno 2026

Case di comunità in bilico: scadenze Pnrr, personale e attivazione reale

Il piano per le case di comunità è al centro di un confronto politico e organizzativo: il ministero annuncia aperture entro le scadenze del Pnrr, Regioni e medici esprimono perplessità, e i numeri ufficiali evidenziano che su 1.715 strutture previste solo il 4% è pienamente funzionante al 31 dicembre 2026

Case di comunità in bilico: scadenze Pnrr, personale e attivazione reale

Il progetto delle Case di comunità è tornato al centro del dibattito pubblico dopo l’annuncio di un rallentamento della riforma della medicina territoriale. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha ribadito la volontà di rispettare i termini del Pnrr e di rendere operative le strutture entro la scadenza fissata. Tuttavia, i dati sullo stato reale delle aperture e le reazioni di Regioni e sindacati indicano che la strada resta complessa.

Lo scontro è nato attorno all’inclusione dei medici di famiglia nelle Case di comunità e alla proposta di trasformare una parte di essi in dipendenti. Alla richiesta di dialogo hanno risposto i rappresentanti dei medici di base, disponibili a cercare soluzioni negoziali, mentre il fronte regionale e l’opposizione parlamentare hanno sollevato critiche per la gestione della riforma. Nel frattempo emergono dati concreti che rivelano l’entità del gap tra programma e applicazione.

Schillaci, le scadenze del Pnrr e la disponibilità dei professionisti

Il ministro ha assicurato che entro il 30 giugno saranno rispettati i target fissati dal Pnrr e che le Case di comunità «saranno operative». A supporto di questa posizione, il ministero segnala aperture di tavoli con Regioni e rappresentanti delle professioni sanitarie per trovare «accordi con i medici di medicina generale». Nonostante la dichiarata disponibilità negoziale delle sigle di categoria, permane un’incertezza concreta sulla capacità di reclutare e organizzare il personale necessario per garantire servizi effettivi all’interno delle strutture.

Disponibilità vs capacità di copertura

Le manifestazioni di buona volontà da parte di organizzazioni come la Federazione italiana dei medici di famiglia la Fimmg e la Fimp non cancellano il problema strutturale: la carenza di medici sul territorio. In molte aree del Paese i pensionamenti superano le nuove immissioni e il sistema fatica ad attrarre professionisti dall’estero, complicando il reperimento del personale necessario per far funzionare le nuove sedi.

Dati ufficiali sull’attivazione: 1.715 previste, solo il 4% pienamente operativo

I numeri relativi all’attivazione delle strutture sono stati elaborati a partire dal monitoraggio dell’Agenas e sintetizzati dalla Fondazione Gimbe. Al 31 dicembre 2026 risultavano programmate 1.715 Case di comunità di cui almeno 1.038 finanziate dal Pnrr. Di queste, 781 (circa il 45%) avevano attivato almeno un servizio, ma soltanto 66 strutture — poco meno del 4% del totale previsto — erano pienamente funzionanti ovvero dotate di personale stabile all’interno e in grado di erogare l’offerta prevista.

Questi dati evidenziano un forte squilibrio territoriale: alcune Regioni hanno avanzato rispetto significativo nell’attivazione, mentre altre restano indietro, moltiplicando i divari di accesso ai servizi sanitari di prossimità. L’associazione Cittadinanzattiva ha sottolineato come molte di queste nuove strutture siano ancora percepite dai cittadini come «in fase di attivazione», non come punti di riferimento assistenziali consolidati.

Reazioni politiche e regionali: dissenso e richieste di confronto

La decisione di sospendere la riforma ha provocato reazioni dure sul piano politico. Figure istituzionali regionali come Guido Bertolaso e Attilio Fontana hanno definito la scelta del governo sbagliata, mentre in Toscana il presidente Eugenio Giani ha rimarcato l’importanza di trovare intese tramite dialogo e non con imposizioni. In Emilia-Romagna l’assessore Massimo Fabi ha ricordato il percorso regionale volto al coordinamento delle novità nella sanità territoriale.

Sul versante parlamentare, l’opposizione ha denunciato un fallimento nell’approccio alla modifica della medicina generale, evidenziando la mancanza di coinvolgimento preventivo dei professionisti interessati. Anche i sindacati hanno criticato la gestione definendola «teatrino», auspicando un confronto approfondito in sede parlamentare prima di procedere con decisioni definitive.

Emanuele Tassinari
Autore

Emanuele Tassinari

Emanuele Tassinari, restauratore torinese, trasformò il recupero di un portone settecentesco in un caso-studio pubblicato: in redazione guida le rubriche sul restauro e le tecniche tradizionali. Tiene un diario tecnico con annotazioni sulle finiture storiche che usa come riferimento in ogni servizio.