In Italia, il sogno di possedere una casa accessibile è una realtà per il 71% delle famiglie, secondo l’indice di accessibilità economica dell’Ufficio Studi di idealista. Tuttavia, questa percentuale nasconde una disparità significativa tra le grandi città e il resto del Paese.
Le grandi città, dove si concentrano le opportunità lavorative e formative, presentano una quota di case accessibili inferiore al 50%. Napoli, Milano e Firenze si attestano rispettivamente al 42%, 46% e 46%, mentre Roma raggiunge appena il 49%. Questo divario solleva importanti interrogativi sul mercato immobiliare italiano e sulle sue dinamiche.
Le grandi città: un paradosso economico
Il reddito familiare netto medio italiano è di 37.511 euro l’anno, con notevoli differenze tra le varie città. Milano, con un reddito medio di 60.888 euro, rappresenta l’estremo opposto di Andria, dove il reddito medio è di 24.976 euro. Nonostante i redditi più elevati, a Milano solo il 46% delle case adatte a una famiglia è accessibile.
Vincenzo de Tommaso, Responsabile dell’Ufficio Studi di idealista, spiega: “Il problema non sono solo i redditi bassi: è che le case abbordabili non stanno dove serve viverci.” Questo fenomeno è particolarmente evidente nelle grandi città del Centro-Nord, dove i redditi sono più alti ma i prezzi degli immobili sono cresciuti più velocemente del potere d’acquisto.
I mercati immobiliari: un’analisi comparativa
Tra i principali capoluoghi metropolitani, Genova si distingue con un’accessibilità del 87%, grazie a un rapporto favorevole tra reddito e prezzi. Torino, con il 78%, unisce un reddito allineato alla media a valori contenuti. Palermo e Bari, con il 77% e il 73% rispettivamente, devono la loro accessibilità a prezzi bassi che compensano redditi modesti.
Al contrario, Bologna si attesta al 64%, mentre Roma, Milano e Firenze scendono sotto il 50%. Napoli, con il 42%, è il fanalino di coda. Questo quadro evidenzia come l’accessibilità abitativa sia strettamente legata alla dinamica del mercato locale.
Dove la casa costa poco: la domanda è debole
Sui 110 capoluoghi analizzati, oltre la metà supera la media nazionale del 71%. Vibo Valentia, Rovigo, Terni, Campobasso e Cosenza si posizionano in cima alla classifica con un’accessibilità superiore al 90%. Questi centri, prevalentemente del Sud e aree interne appenniniche, sono caratterizzati da bassa pressione demografica e prezzi contenuti.
All’estremo opposto, i mercati turistici e ad alta tensione come Bolzano e Venezia presentano un’accessibilità inferiore al 20%. Rimini, Verbania, Como, Lucca e Trento seguono con valori attorno al 50%. Questo paradosso italiano dimostra come le case accessibili siano spesso dove la domanda è debole, mentre nelle aree più dinamiche e ricche, l’accessibilità è compromessa.
L’indice di accessibilità economica misura la quota di alloggi che una famiglia con reddito medio può permettersi, considerando il reddito familiare netto stimato per ogni comune e la soglia di spesa mensile sostenibile. Questo indice rappresenta uno strumento prezioso per comprendere le dinamiche del mercato immobiliare italiano e le sfide che le famiglie affrontano nel realizzare il sogno di una casa propria.



