La Commissione europea ha presentato l’Affordable Housing Act una proposta volta a sostenere gli Stati membri e le città nella gestione della crisi degli alloggi accessibili. Questo tema è particolarmente rilevante nelle aree urbane, nelle zone turistiche e nei territori con alta pressione abitativa. Secondo l’ultimo Eurobarometro, il 40% degli europei considera l’accesso alla casa un problema urgente, con una percentuale che sale al 51% tra gli abitanti delle città.
La carenza di abitazioni accessibili non solo ha effetti sociali, ma incide anche sulla competitività economica, limitando la mobilità di lavoratori e studenti verso opportunità di impiego o formazione.
Le misure dell’Affordable Housing Act
La proposta introduce un quadro europeo comune per valutare le misure adottate dalle autorità pubbliche nei mercati immobiliari più sotto pressione. L’obiettivo non è trasferire all’Unione europea la competenza sulle politiche abitative, ma dare maggiore certezza giuridica agli enti locali quando intervengono su affitti brevi, seconde case, abitazioni vuote o altri usi non principali degli immobili.
Le misure dovranno essere fondate su dati locali, proporzionate, mirate e soggette a revisione nel tempo. La Commissione propone una metodologia comune per individuare le cosiddette aree a stress abitativo basata sul rapporto tra prezzi delle case e redditi, seguita da un’analisi dettagliata del mercato locale.
Affitti brevi, seconde case e case vuote
L’Affordable Housing Act non introduce un divieto europeo sugli affitti brevi, ma se un Comune decide di limitarli, dovrà dimostrare che quell’attività ha avuto un impatto negativo significativo sull’accessibilità o sulla disponibilità degli alloggi per almeno tre anni. Le restrizioni dovranno riguardare attività che, per scala, frequenza o carattere commerciale, riducono lo stock di case disponibili per l’uso residenziale di lungo periodo.
Il quadro vale anche per eventuali interventi su seconde case e immobili lasciati vuoti per lunghi periodi. In questi casi, le misure non potranno essere retroattive e dovranno rispettare il diritto di proprietà.
Cosa cambia per cittadini, proprietari e piattaforme
Per chi cerca casa, l’obiettivo è mantenere più abitazioni disponibili nelle zone dove affitti brevi, seconde case o vacancy prolungate aggravano la pressione sul mercato. Per proprietari e host, la proposta prevede tutele contro restrizioni generiche o eccessive. Le misure dovranno essere motivate, limitate nel tempo e collegate a un problema dimostrato.
Anche le piattaforme di affitti brevi avranno un quadro più chiaro. Le autorità dovranno applicare il regolamento europeo sugli affitti brevi, in vigore da maggio 2026, che prevede requisiti di registrazione, raccolta dati e rimozione degli annunci non conformi.
La proposta è accompagnata da una raccomandazione per aumentare l’offerta abitativa nelle zone più critiche. Tra gli strumenti indicati ci sono gli Housing Acceleration Plans piani per sbloccare terreni, accelerare permessi, recuperare edifici esistenti e favorire nuovi interventi di edilizia sociale, accessibile e per studenti. La Commissione invita inoltre le autorità a usare fondi europei e nazionali, insieme alle possibilità offerte dalle regole sugli aiuti di Stato, per aumentare l’offerta di alloggi.



