Il dibattito sugli affitti brevi a Roma continua a infiammare le discussioni tra istituzioni e operatori del settore. Airbnb, la piattaforma leader in questo ambito, ha recentemente presentato dati e proposte per contrastare le critiche relative alla desertificazione del centro storico e alla gestione degli affitti turistici.
La società ha versato al Comune di Roma 50 milioni di euro di imposta di soggiorno per il 2026, dimostrando il proprio impegno economico nella Capitale. Tuttavia, Airbnb non si limita a questo contributo finanziario, ma presenta anche un’analisi dettagliata per dimostrare che il problema del centro storico non è attribuibile esclusivamente agli affitti brevi.
I numeri degli affitti brevi a Roma
Secondo i dati diffusi da Airbnb, a Roma sono attivi circa 20.000 host sulla piattaforma. Di questi, l’82% affitta un solo appartamento e per il 59% l’attività di affittacamere non è la principale fonte di reddito. In media, chi affitta un appartamento guadagna 9.500 euro all’announ’integrazione al reddito piuttosto che un’entrata principale.
Nel centro storico di Roma, su un totale di 26.000 appartamenti disponibili su Airbnb, 12.987 si trovano nella zona centrale, corrispondenti al 34,5% del totale. Nonostante ciò, Airbnb contribuisce solo all’8% delle presenze turistiche nella Capitale, con la maggior parte dei visitatori che preferisce ancora gli alberghi.
Le proposte di Airbnb per il futuro
Airbnb suggerisce che il centro storico si svuota non per colpa degli affitti brevi, ma perché l’affitto a lungo termine è percepito come rischioso. Per incentivare il ritorno dei residenti, la piattaforma propone incentivi fiscali per chi sceglie l’affitto a lungo termine e maggiori tutele legali contro la morosità degli inquilini.
Inoltre, Airbnb è contraria all’introduzione di un tetto alle notti di affitto breve, poiché questo potrebbe peggiorare la situazione concentrando gli arrivi solo nell’alta stagione. La società suggerisce invece di destagionalizzare gli arrivi e di spostare i turisti verso zone meno conosciute, come Portonaccio, Centocelle o l’Esquilino.
Le sanzioni per gli affitti brevi non regolari
Nonostante le proposte di Airbnb, il Comune di Roma ha recentemente intensificato i controlli sugli affitti brevi, con 1.185 sanzioni emesse tra dicembre 2026 e maggio 2026. Le violazioni più comuni riguardano la mancata iscrizione al portale per la riscossione dell’imposta di soggiorno e la mancata trasmissione delle comunicazioni trimestrali relative agli ospiti accolti.
Le multe hanno permesso al Comune di incassare oltre 234.000 eurocon 260 proprietari sanzionati. Questo dimostra l’importanza di una regolamentazione chiara e di controlli efficaci per garantire il rispetto delle normative.
Il dibattito sugli affitti brevi a Roma è complesso e richiede un approccio equilibrato. Airbnb, con i suoi dati e proposte, cerca di contribuire positivamente al discorso, mentre il Comune continua a monitorare e sanzionare le violazioni per garantire una gestione sostenibile del turismo nella Capitale.


