Il bivacco Fanton, situato a 2.667 metri di altitudine nelle Dolomiti è diventato una meta ambita per molti escursionisti. Tuttavia, la sua crescente popolarità sta generando una serie di problemi legati alla sicurezza e al rispetto delle regole in alta quota.
Il Club Alpino Italiano (CAI) di Auronzo di Cadore, proprietario del bivacco, ha lanciato un accorato appello per ricordare che questa struttura non è un albergo gratuito dove passare le ferie o i weekend. Il bivacco Fanton è stato realizzato per sostituire un vecchio rifugio fatiscente e posizionato più in basso, grazie a un concorso internazionale di architettura.
La funzione del bivacco Fanton
Il bivacco Fanton è concepito esclusivamente per il ricovero di emergenza o come punto di appoggio temporaneo per alpinisti ed escursionisti impegnati in lunghe traversate. Non è prenotabile, non è gestito da personale custode e non garantisce la disponibilità di un posto letto libero per la notte.
La struttura si trova in un settore aspro e severo come il gruppo dolomitico delle Marmarole, dove non ci sono rifugi gestiti in quota o altre strutture ricettive tradizionali. Pensare di pianificare un soggiorno in questo luogo rivela una mancata conoscenza di aspetti basilari della cultura alpina.
Le difficoltà del percorso
Per raggiungere il bivacco Fanton, è necessario superare un dislivello positivo superiore ai 1.500 metri, lungo uno sviluppo lineare di circa 12 chilometri che richiede mediamente dalle 5 alle 6 ore di sola salita. Il tracciato presenta tratti esposti e un intero settore attrezzato che impone l’uso obbligatorio di casco, imbrago e kit da via ferrata, oltre a calzature da trekking con suola scolpita ad alto grip e un abbigliamento a strati idoneo alle repentine variazioni termiche dell’alta quota.
La scarsità di risorse è un altro fattore critico da non sottovalutare. Chi intraprende l’escursione deve essere autosufficiente, portando con sé cibo e una scorta minima di almeno un litro e mezzo d’acqua, dato che nei pressi del bivacco non è presente una fonte di acqua. La struttura stessa è un guscio d’emergenza non riscaldato, privo di suppellettili e completamente isolato dal punto di vista tecnologico, a causa dell’assenza di segnale telefonico.
Il problema della sicurezza
Il CAI di Auronzo di Cadore ha ricevuto un flusso costante di email con richieste di informazioni per raggiungerlo e, soprattutto, un preoccupante aumento degli interventi di recupero da parte del Soccorso Alpino. Molti escursionisti, inclusi alcuni influencer, si sono trovati in difficoltà dopo aver raggiunto il bivacco e non sapendo come scendere a valle.
Il bivacco non è un luogo per vacanze improvvise, ma un rifugio di emergenza. Vivere la montagna in modo consapevole significa anche comprendere il dovere morale della condivisione dello spazio. Il regolamento non scritto, ma vincolante per chiunque frequenti le terre alte, impone di lasciare sempre il posto a eventuali alpinisti ed escursionisti impegnati in traversate che abbiano assoluto bisogno di un riparo per la notte.
Chi usufruisce del bivacco deve tassativamente evitare atti vandalici e farsi sempre carico di riportare a valle i propri rifiuti, senza abbandonarli all’interno della struttura o disperderli in un ecosistema così fragile come quello alpino.
L’appello del CAI di Auronzo è un invito a riscoprire la dimensione del limite e del rispetto, affinché la montagna possa restare uno spazio da vivere con rispetto e consapevolezza e non l’ennesimo palcoscenico per una frequentazione superficiale priva di responsabilità.



