La cedolare secca rappresenta un’opzione fiscale interessante per chi decide di affittare un immobile. Essa consente ai locatori di optare per un regime di tassazione semplificata, evitando il pagamento di alcune imposte e offrendo notevoli vantaggi economici.
Questo articolo analizza in dettaglio che cos’è la cedolare secca, come funziona e chi può beneficiarne. Vengono
approfonditi anche i requisiti necessari per poter usufruire di questo regime fiscale e le modalità di applicazione.
Che cos’è la cedolare secca?
La cedolare secca è un regime fiscale che consente ai proprietari di immobili affittati di sostituire il tradizionale sistema di tassazione con
una modalità semplificata. Questa scelta si rivela vantaggiosa, in quanto esclude il pagamento dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo, normalmente applicabili alla registrazione dei contratti di locazione.
Grazie alla cedolare secca, il locatore può godere di una tassazione più leggera,
che si applica a una percentuale fissa sui canoni di affitto percepiti. Questa modalità è particolarmente apprezzata da chi desidera semplificare la gestione fiscale degli affitti.
Imposte escluse dalla cedolare secca
Uno dei principali vantaggi della cedolare secca è l’esclusione dal pagamento di alcune tasse. In particolare, il locatore non dovrà versare l’imposta di registro, l’imposta di bollo e le addizionali regionali e comunali relative all’IRPEF. L’IRPEF, acronimo di Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, rappresenta la principale imposta italiana e colpisce i redditi delle persone fisiche residenti e non residenti in Italia.
Chi può scegliere la cedolare secca?
Possono beneficiare della cedolare secca solo le persone fisiche che detengono il diritto di proprietà o di godimento di un immobile, a patto che non lo utilizzino per attività imprenditoriali o professionali, ma esclusivamente per scopi abitativi. In altre parole, è necessario che l’immobile sia adibito a residenza e non a uso commerciale.
Inoltre, nel caso di comproprietà, tutti i proprietari devono concordare sull’applicazione della cedolare secca. Anche per i contratti d’affitto di tipo strumentale stipulati nel 2019, è possibile richiedere la transizione verso questo regime, a patto che le unità siano classificabili nella categoria catastale C/1 e che non superino i 600 metri quadrati.
Requisiti per l’applicazione
Per poter applicare la cedolare secca, gli immobili devono appartenere a specifiche categorie catastali, precisamente comprese tra A1 e A11, escludendo però la A10, che è riservata a uffici e studi privati. È importante notare che, per affitti brevi, sono previste aliquote diverse: il 21% per il primo immobile e il 26% per il secondo, a meno che non si affitti più di due immobili, nel qual caso è necessario aprire una partita IVA.
Come si calcolano le tasse con la cedolare secca?
Il calcolo dell’imposta sostitutiva avviene applicando un’aliquota che varia a seconda della tipologia di contratto. Per i contratti di affitto a canone libero, è prevista un’aliquota del 21%. Nel caso di contratti a canone concordato, l’aliquota scende al 10% in specifici comuni con carenze abitative.
È fondamentale che il locatore selezioni l’aliquota corretta al momento della registrazione del contratto tramite il Modello RLI, il modulo ufficiale per la registrazione e gli adempimenti successivi. Solo in questo modo si può beneficiare delle aliquote ridotte rispetto al regime ordinario.
Obbligo di pagamento dell’IMU
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Questo articolo analizza in dettaglio che cos’è la cedolare secca, come funziona e chi può beneficiarne. Vengono approfonditi anche i requisiti necessari per poter usufruire di questo regime fiscale e le modalità di applicazione.1